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Chi perderà lo spareggio per l'ultimo posto in A avrà comunque garantito l'indennizzo di 5 milioni

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Trovata l'intesa per la partenza del campionato cadetto: 18 società si sono adeguate al nuovo format, mancano alcuni «sì» B, domani si gioca. Hanno vinto i ribelli

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È finita. La giostra del caos si è fermata in un pomeriggio meneghino uggioso, quella del gol aprirà «ufficialmente» domani, terza giornata di un campionato che risorge dalle sue ceneri. Ha prevalso la voglia di giocare, ricordare e non dimenticare quanto si era riusciti a combinare domenica scorsa, farsi prendere per le orecchie dal ministero dell'Interno che aveva gridato loro in faccia «mai più una giornata così», registrare per ultimo la minacciata serrata dei giocatori. Erano tutti stufi. Il calcio ha ritrovato quello spicchio di buonsenso più volte atteso: in Lega c'è stato l'accordo tra il presidente Adriano Galliani e gli «ammutinati» (dodici i club firmatari e otto i consensi via fax) e anche se qualcuno ancora si lamenta per non aver ottenuto quello che voleva o sperava, non c'era ormai tempo per ottenere qualcosa di meglio, di più. Per questa stagione cinque promozioni dirette dalla B alla A, tre le retrocessioni, spareggio tra la quart'ultima di A e la sesta di B. L'inconveniente «temporale» (la massima serie finendo un mese prima della B dovrà stare a lungo in stand-by prima del match) è stato superato considerandolo il minore dei mali. L'hanno chiamata 5+1 e 3+1 e assomiglia tanto a una schedina da Superenalotto. Durerà per quest'annata soltanto (con la garanzia economica per la squadra che perderà lo spareggio di un indennizzo di 5 milioni). Poi saranno tre promozioni e tre retrocessioni con l'allestimento già per il 2004-2005 una serie A a 20 squadre e una B a 22. Gli «ammutinati» hanno ottenuto anche la possibilità di recuperare le gare di domenica: restano validi solo i match disputati a Napoli e Catania. La rassicurazione è arrivata anche dal giudice sportivo, Laudi, che ieri, prima dell'ufficializzazione dell'accordo, aveva omologato solo le due partite disputate rinviando l'esame di quelle non giocate. Hanno vinto tutti e tutti hanno perso («Né un passo avanti, né uno indietro» ha sintetizzato il presidente dell'Atalanta, Ruggeri) rinunciando a qualcosa come nella logica dei compromessi. Galliani ha compiuto quel dietrofront diplomatico che Governo e Coni alla fine avevano invitato a fare per evitare scioperi a oltranza. D'ora in poi chi non scenderà in campo sarà penalizzato di 6 punti. La fumata bianca ha consigliato Zamparini di non dimettersi da presidente del Palermo. Si gioca, la B avrà il sussidio da 100 milioni di euro l'anno, una possibilità di raggiungere la A che mai le era stata concessa (una squadra su quattro avrà l'occasione di salire in Paradiso), un'indennizzo anche per chi alla fine resta in Purgatorio, nessun punto di penalizzazione in classifica per aver «disertato». Domani alle 13 il consiglio federale approverà tutto questo. Di più Galliani non poteva concedere. E i «ribelli» lo sapevano.

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