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Lazio, Oddo e Fiore per Pizarro

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Il cileno è il primo obiettivo per il nuovo centrocampo biancoceleste. Mancini sogna una linea nevralgica capace di coniugare il talento e il dinamismo del mediano dell'Udinese con l'esuberanza atletica e le geometrie di Stankovic: la società vuole accontentarlo, anche se di mezzo c'è la concorrenza della Juve, che per confezionare il colpo dell'anno è pronta a offrire ai friulani i cartellini di Maresca e Zenoni. Niente paura, Baraldi sta provando a rovesciare il fronte. Trattativa difficile, certo, ma la Lazio ha gli argomenti giusti per farcela. Anche perché l'affare si potrebbe concretizzare con una triangolazione ardita. Pizarro alla Juve, e poi subito alla Lazio con Oddo, in comproprietà, e Fiore in bianconero. Operazione complessa ma sicuramente affascinante. Moggi vorrebbe in realtà Stankovic, ma la società s'è già cautelata fissando per giovedì l'appuntamento decisivo con il manager del serbo per il rinnovo fino al 2008. Lippi apprezza molto anche Corradi, ma Mancini, su questo punto, è stato categorico. Il centravanti è nella lista degli intoccabili, adesso è compito della società provare a reinserirlo nel contesto, cercando di smussare le incomprensioni emerse negli ultimi mesi. Condizione imprescindibile, chiaramente, la firma sul piano-Baraldi. Quindi si pensa al dopo-Oddo: piace molto Zaccardo del Bologna. Più lontano Zè Maria del Perugia, il felsineo potrebbe diventare la prima scelta per la fascia destra. Con l'Udinese poi è c'è una mega-operazione in ballo: tra i nomi emersi anche Alberto, Muzzi, Chiesa e Liverani. Interessi reciproci, con Jorgensen che è più d'un semplice obiettivo. In Friuli andrà uno tra Baronio e Castroman, o entrambi ma solo se il discorso si allargasse. Offerta araba 48 ore all'alba. Il calendario biancoceleste recita meno due, tanto quanti i giorni che separano la società dall'atteso aumento di capitale da 110 milioni di euro. E l'attesa è scandita dalle voci che fanno lievitare il titolo in Borsa (venerdì toccata quota 0,7 euro) e aumentano l'interesse sulla definizione della compagine azionaria. Secondo gli ultimi sussurri, suggestivi, la cordata che fa capo al principe arabo Hani Yamani, figlio dell'ex ministro del petrolio arabo e presidente dell'Opec, e al finanziere francese Patrick Perrin punterebbe ad acquisire circa il 29% del capitale della Lazio (appena al di sotto cioè della quota in cui scatta l'obbligo di Opa) con un'offerta intorno agli attuali valori di mercato della società (circa 31 milioni di euro). Secondo fonti vicine ai due finanzieri «nei giorni scorsi Yamani e Perrin si sono incontrati con il presidente di Capitalia, una delle banche creditrici di Lazio, Cesare Geronzi, incontro che ha avuto ottimo esito». Clamore, certo, ma di vero c'è che Ricucci, Merloni e Ligresti hanno già avviato la nuova èra-Lazio: i tre imprenditori sottoscriveranno 60 milioni sui 110. Ricucci e Ligresti (figlio) entreranno anche nel nuovo Consiglio di amministrazione: conferme per l'attuale management. Le banche si sono quindi impegnate a garantire la parte residua, con Capitalia, Bnl e Imi in prima fila. Poi c'è la storia del 15% della Cirio Holding, ancora da dirimere. Le banche potrebbero liquidare Cragnotti, detentore della quota, e nient'affatto disposto a rinunciare al diritto d'opzione. Altrimenti la verità la scriverà il mercato, capace di verificare l'eventuale liquidità dell'ex numero uno. Per la definizione del pacchetto azionario c'è tempo fino al 30 settembre. Entro quella data la Lazio conoscerà il suo futuro. Nel discorso, insomma, potrebbero rientrare altri imprenditori, come Gnutti, che rispetto a due settimane fa sembra aver compiuto un passo indietro ma, in realtà, rimane sempre alla finestra. Per questo la ricapitalizzazione potrebbe lievitare fino a 130 milioni di euro (prezzo di collocamento 0,05 euro). Dopo martedì saranno anche sciolti i dubbi sul nuovo organigramma (Elisabetta Cragnotti, come detto, rimarrà nella società, previsto invece qualche addio clamoroso) e sulla sc

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