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Sul Monte Zoncolan i primi verdetti

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L'abuso di retorica dedicato all'arrivo di oggi è dovuto alla fama, piuttosto ingombrante, che questa salita si porta appresso: pare che si tratti infatti dell'ascesa più dura del ciclismo. Più della Marmolada, più del Mortirolo. Una salita che da anni i cicloturisti, che già la conoscevano, caldeggiano come arrivo di una tappa del Giro. Finalmente gli appassionati sono stati accontentati, anche se, per problemi logistici, lo Zoncolan sarà affrontato, in questa occasione, dal versante più dolce. Appena più dolce, a quanto è dato sapere, visto che gli ultimi tre chilometri e mezzo sono comunque infernali: pendenze che arrivano al 18, 20, addirittura 22%. Una strada e dei tornanti su cui Simoni, secondo quanto ha già annunciato, attaccherà ancora, dopo il rischiosissimo capolavoro di Faenza che gli ha regalato la maglia rosa. Ma una salita che non porrà la parola fine a questo Giro: altri tre arrivi in quota e due cronometro garantiscono che nulla potrà essere deciso stasera. In ogni caso Garzelli, l'antagonista, oggi dovrà difendersi, dato che il profilo altimetrico è più favorevole a Gilberto. Avrà di che faticare, il secondo in classifica: la sua squadra, tanto per gradire, ha perso ieri una pedina importante, Oscar Mason, caduto nel corso dell'undicesima tappa e ritiratosi. Soffrirà, Garzelli, perché nel finale, prima dello Zoncolan, ci sono pure altre due salite, una delle quali, il Fuessa (vetta a 57 chilometri dall'arrivo), abbastanza dura. E senza una squadra all'altezza, è difficile tenere in mano la corsa. Mar. Gra.

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