I mercati (rionali) bocciano la riforma
Molti i bene informati, La prima critica è per la natura del quesito: non riguarda le emergenze del Paese
«Sì», «Mai, per carità», «devo decidere», «era meglio tagliare le tasse». Mattinata allo storico mercato Trionfale, nel cuore del quartiere Prati. È lì che ci immergiamo, in una selva di carrellini, banchi con ogni ben di Dio, per capire qual è il sentimento generale verso il referendum del 4 dicembre. Attenzione, non un sondaggio, le percentuali c'entrano poco. C'entrano gli argomenti e soprattutto come viene percepito il dibattito politico. Iniziamo da Loris Benacquista, sui quarant'anni, produttore di formaggi e tartufi. «Ad essere sincero, il dettaglio della riforma costituzionale lo studierò all'ultimo». Proviamo a fare una domanda-test, se conosce il bicameralismo perfetto: «Certo, è la parità di Camera e Senato nella formazione delle leggi, ma questo provoca rimpalli, da una parte all'altra. Ecco, questo punto se davvero viene superato è positivo». Laura, accanto a lui, lamenta invece che in campagna elettorale «non c'è stata chiarezza, si è capito ben poco degli argomenti della riforma». Ma Loris, parlando della vita di tutti i giorni, vede altre priorità: «Vuol sapere la verità? È che siamo il Paese di Pulcinella, servono regole chiare, e per tutti. Io tutte le mattine mi alzo presto, carico il furgone, e mentre vado a lavorare vedo tanti immigrati che ciondolano con il telefonino, sembrano tutti fratelli di Balotelli». Tiziana, spesso scrutatrice ai seggi elettorali, ha un banco di frutta e verdura. «Sono a una via di mezzo tra il sì e il no. Il taglio dei parlamentari è un argomento che mi spinge verso il sì. Ma del No mi attrae il fatto che, se vince, poi cade il governo». E, racconta Tiziana, «spesso parliamo anche con i clienti, c'è interesse verso questo voto». E i dibattiti tv, li ha seguiti? «Sì, ma sono una lite continua. Comunque - aggiunge - penso che la stessa priorità della riforma andava data al taglio delle tasse». Arrivano Nina e Alvaro, simpatica coppia. «Io a quasi 80 anni prendo 460 euro di pensione… pensassero agli asili, alle scuole che cadono a pezzi», osserva lei. Mentre Alvaro è drastico: «Voto no, si stravolgeranno troppe cose. E non sono sicuro che finiranno i privilegi». E sul bicameralismo perfetto? «Non so cos'è». Preparatissima, invece, è la signora Laura, che va di corsa con le buste della spesa: «Bicameralismo perfetto? tutte e due le Camere partecipano allo stesso modo per far approvare le leggi». La riforma, comunque, non le piace: «È sbagliato fare le cose tanto per farle, serviva più condivisione». Ma, facciamo notare, agenzie di rating e Commissione Europea dicono che con il no saranno guai per l'Italia. «Non ci credo. Il mondo già ora non è un posto tranquillo, cosa c'entra il No?». Arriviamo da Salvatore Valente, siciliano, commerciante di vini: «Ma per favore! Renzi che modifica la Costituzione? Ma chi lo ha messo lì? Non gli italiani! Ha ragione Berlusconi quando glielo dice. Guardi, parli con mia moglie che è molto preparata in politica». La signora Gina Pignata si appassiona ed è un fiume in piena: «La politica è come la matematica, la devi seguire bene, se salti un passaggio poi ti perdi», e racconta di essere assidua spettatrice dei talk show apprezzando «i faccia a faccia di Enrico Mentana». Un'idea se l'è fatta: «Io sono stata comunista, sono stata del Pd, ma Renzi non mi piace. E neanche la riforma, perché voglio votare anche per il Senato», anche se «l'abolizione del Cnel mi sta bene». Remo Micocci, un gioviale venditore di salumi di Norcia, anticipa: «All'ultimo voterò sì. Bene aggiornare la Costituzione». Ma le opposizioni, chiediamo, lamentano scarso coinvolgimento: «Ma figuriamoci, fanno il loro mestiere, dicono sempre no». Al suo banco si serve la signora Olga Zappulli, che racconta: «Ieri avevo ospiti a cena, eravamo cinque per il sì e due per il no. Io sono favorevole a questa riforma, e peraltro i partiti per il No hanno fatto un pot pourrì poco credibile». Tra i banchi si dà da fare anche Antonio, attivista per il sì che distribuisce volantini, e gli chiediamo che aria tira: «Positiva tra i meno giovani, negativa tra i più giovani, il contrario della Brexit». Arnaldo Felli spiega: «È giusto, ogni tanto, dare la parola a noi cittadini. E poi la Costituzione andava riveduta, perché quella attuale è stata fatta per contrastare le manie dittatoriali, che oggi non esistono più». Barbara, invece, ha un banco di cibi per animali: «Voto no. L'Italia ha altre priorità, si rende conto che qui non funziona niente? Strade, ospedali…niente». Guglielmo Fioravanti, alle spalle delle sue cassette di frutta secca, è rapido: «Voto no perché non mi piace Renzi e del resto non mi interessa niente. Sai che ti dico? I like Trump… Trump is my friend! Ci vuole un Trump in Italia e anche a Roma, che purtroppo si è riempita di zingari, immigrati e imbroglioni, e io rimpiango la città di 30 anni fa».
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