A Trastevere il confronto sulla sana longevità tra Italia e Giappone. Criticità e opportunità di un Paese che invecchia, la ricerca clinica e le politiche sanitarie i temi del dibattito a Villa Farnesina tra specialisti e istituzioni nel corso dell’incontro promosso da Fondazione Italia Giappone con il supporto di Shionogi e il patrocinio dell’Ambasciata del Giappone, aperto da un videomessaggio del presidente della Fondazione, professor Umberto Veronesi. STILE - Deteniamo il primato del Paese più longevo d’Europa, gli over 65 sono il 20% della popolazione; la media europea è al 18,2%, al secondo posto al mondo dopo il Giappone, il Paese dove si vive più a lungo. “La durata e la qualità della vita in età avanzata dipendono per il 70% da stili di vita e ambiente – ha affermato Carlo Vergani, geriatra, co-autore, insieme al vicedirettore del Corsera Giangiacomo Schiavi, del libro “Ancora giovani per essere vecchi”. VECCHI SBAGLIATI - “La componente genetica influisce solo per il 30%: “vecchi sbagliati” si diventa da piccoli. Serve un approccio olistico, che tenga conto anche dell’ambiente fisico e sociale in cui si vive, per ottenere un modello di salute che ci faccia invecchiare bene”. “In Giappone gli uomini vivono in media fino a 80,21 anni, le donne a 86,61”, ha evidenziato Kosuke Wada, Primo Segretario, Attachè del Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare presso l’Ambasciata del Giappone del Regno Unito. Per le donne, la cura dei problemi legati all’invecchiamento si è evoluta. NOVITA' - “Grazie a terapie chirurgiche innovative, la qualità di vita sta diventando importante anche per chi ha avuto un tumore. La terapia non ormonale, soprattutto per le donne operate di adenocarcinoma dell’ovaio o dell’utero, può oggi rappresentare una valida alternativa”, ha spiegato Nicoletta Biglia, professore associato di Ginecologia ed Ostetricia Università degli Studi di Torino.
Qualità della vita
Vecchi sbagliati si diventa da piccoli. Anziani sempre più in forma
