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Cibo come terapia per diabete e malattie cardiovascolari

A tavola si riduce l’insorgenza di questa patologia nel 66% dei soggetti a rischio

Si chiama “La salute vien mangiando! Piatti sani per ildiabete e non solo…- Expo 2015”ilprogetto voluto dal Ministero della Salute con la Fondazione “Salute e Benessere”, da “Le Università per Expo 2015. Comitato Scientifico del Comune di Milano”, dalle Istituzioni Sanitarie, dalle Società Scientifiche, dalle Università e dalle Associazioni dei pazienti - mira a dimostrare come la Dieta Mediterranea o “mediterraneità”, riconosciuta come alimentazione sana,non sia solo preventiva, ma una vera e propria terapia, complementare ai farmaci e all’attività fisica,  per l’autocontrollo glicemico e per le malattie cardiovascolari.     KILLER - Gli esperti hanno individuato due “killer silenziosi”: il diabete che costituisce il paradigma delle cronicità e le complicanze cardiovascolari che sono la maggiore causa di morte. Lo stile di vita sano è sempre stato riconosciuto come un cardine della salute. Tuttavia, in modo specifico proprio per il diabete, è stato osservato che un’alimentazione controllata e di qualità, insieme all’attività fisica, sono in grado di ridurre l’insorgenza di questa patologia nel 66% dei soggetti a rischio (contro l’utilizzo dei farmaci che la riduce solo nel 33% dei soggetti predisposti) e in alcuni casi di favorirne la remissione permettendo un controllo adeguato della glicemia.     DIABETE - In Italia sono 4 milioni i pazienti affetti da diabete: il 90% è affetto da diabete tipo 2, il 10% da diabete di tipo 1. Il costo reale per la cura del diabete è di 4 mila euro per pazienteall’anno. Di questa cifra il 90% viene speso per le complicanze, il 10% per la gestione standard del paziente. La spesa per i farmaci antidiabetici minima è pari al 4%, così pure per l'autocontrollo glicemico. Il 14% è speso per farmaci per le complicanze, il 10% per le visite specialistiche e il 68% per i ricoveri ospedalieri.     DIABESITA' - Il controllo dell’alimentazione, legato ad una minore assunzione di proteine, una maggiore assunzione di quantità di fibre e grassi insaturi aiuta il paziente anche in un opportuno calo ponderale. Ricordiamo infatti che 66,4% dei diabetici di tipo 2 è in sovrappeso o obeso:gli studiosi parlano di “diabesità”. Numerose ricerche scientifiche attestano che anche un minimo calo ponderale può determinare una riduzione del rischio di sviluppare il diabete, attraverso un miglioramento del metabolismo.

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