Aumenta vertiginosamente il numero di italiani che ricorrono a internet per acquistare online il kit per effettuare il test per la celiachia (Cd). È boom di diagnosi “fai da te”. Secondo Marco Silano, dell'Istituto superiore di sanità e coordinatore del board del Comitato scientifico dell'Associazione italiana celiachia il tema non solo è delicato, ma la prova “è un rischio”. “Questi test hanno bassa specificità e danno facilmente falsi positivi, con autodiagnosi pericolose”. DISINFORMAZIONE - Il fenomeno si lega anche alla diffusione in rete di informazioni errate “come per esempio l'idea che ci sia un aumento dell’incidenza di celiachia, cosa che nessuno studio epidemiologico indica”. La Cd, spiega Silano, colpisce l'1% della popolazione e non c'è motivo di ritenere che questo dato sia cambiato nel tempo. “Cambia invece il numero delle diagnosi effettive: in Italia, considerando l'incidenza generale, si stimano 600 mila persone con questo problema ma il numero dei malati effettivamente diagnosticati si attesta a poco più di 160 mila persone. Le capacità diagnostiche sempre più sofisticate permettono di individuare sempre più malati”. STUDI - Studi epidemiologici Usa dimostrano che il numero di celiaci non è in aumento. Negli States, però, motivo di disaccordo è lo screening in età infantile (2-3 anni). Ritu Verma, del Center for Cd al Children's Hospital di Philadelphia, di fronte ai rischi di una mancata diagnosi, è favorevole allo screening universale mediante un pannello Cd. Altri gastroenterologi come Saeed Mohammad, della Northwestern university Feinberg school of medicine di Chicago, non ritengono fattibile questa strategia, anche in termini di costi e consigliano il test solo in sottogruppi con fattori di rischio (diabete, sindrome di Down o malattie autoimmuni) o se si presentano i classici sintomi come dolore addominale prolungato, ridotta crescita, distensione addominale (e ribadendo la necessità della conferma bioptica). Al Boston Children's Hospital lo screening si limita ai pazienti ad alto rischio (sintomi classici, rischio genetico e diabete di tipo 1). C'è poi un metodo in due fasi proposto da Daniel Agardh, dell'Università di Lund (Svezia), basato sulla tipizzazione Hla eventualmente seguita dal test Cd. Infine, non c'è accordo neppure sui fattori di rischio: per alcuni studiosi sono segni e sintomi sospetti anche anche anemia, cefalea cronica, epilessia e costipazione cronica.
Celiachia: attenzione ai test fai da te
In Italia ci sono 600mila celiaci, ma i diagnosticati sono 160mila persone
