General

Se la burocrazia è «cieca» e non vede la realtà

L’Inps per cecità parziale prevede un’indennità a prescindere dalle condizioni economiche

Se la buracrazia ostacola i disabili. Ecco la storias che accade ad A.B. una donna cieca, da anni allettata, assistita da due figli che però non riescono ad ottenere il riconoscimento della cecità. Infatti, dopo essere stata sottoposta ad una ennesima visita, le è stato richiesto un esame strumentale oggettivo da allegare alla domanda: l’OCT (Tomografia a Coerenza Ottica dell’occhio) regolarmente eseguito in una struttura pubblica ma a pagamento perché il Ministero non ha ancora inserito questo esame nei Lea. Dopo svariati mesi la risposta dichiara la donna ventesimista (cioè vedende 1/20 o meno) e la invita a fare ricorso entro sei mesi per dimostrare l’eventuale cecità. Si attesta inoltre che alla signora spetterebbe l’assegno di ventesimista ma che entro 30 gioni il tutto va portato ad un patronato o trasmesso online per appurare se, cumulato all’invalidità civile della stessa, le spetti o meno. Cerchiamo di capire meglio. L "cecità totale o parziale" si appura, oltre che con la visita del medico, solo con l’esame del campo visivo binoculare computerizzato ed in questo caso non è stato richiesto perché la commissione appura che la paziente ha un residuo visivo che la esclude da un riconoscimento di cecità. Non si capisce perché venga respinta la cecità, prima di invitare il paziente a fare un successivo ricorso, si potrebbe escludere la stessa (attraverso il campo visivo computerizzato binoculare) in modo da rinviare solo a revisione per eventuale aggravamento. Infine, per i ciechi ventesimisti esiste comunque un’indennità speciale così come riportato dal sito www.inps.it che per la paziente non è stato neanche preso in considerazione: "Ai ciechi parziali (ventesimisti) spetta, al solo titolo della minorazione, cioè indipendentemente dallo stato di bisogno economico, dall’età e dall’eventuale ricovero in istituto, un’indennità speciale." «In sostanza: non si capisce perché gli addetti ai lavori non facciano da subito chiarezza escludendo attraverso i mezzi riconosciuti per Legge (campo visivo binoculare computerizzato) l’eventuale cecità - spiega la dottoressa Daniela Domanico Dirigente Medico I livello UOSD Oculistica P.O. Centro - Servizio Glaucoma Università "La Sapienza" di Roma, Polo Pontino - Se ventesimista allora non dovrebbe essere invitata a fare ricorso per cecità ma rimandata solo a successivo controllo periodico per possibile aggravamento e subito le dovrebbe essere riconosciuta l’indennità speciale indipendente dallo stato economico della stessa. Ricordiamo inoltre che, proprio per combattere l’ondata dei "falsi ciechi", le commissioni ricevono indennizzi di premio in modo che ogni caso sia analizzato con accuratezza ma ciò non significa non riconoscere le indennità speciali previste per legge». Non è un quesito banale, ma perché i pazienti per avere chiarezza devono sempre ricorrere alle lungaggini giuridiche quando basterebbe meno burocrazia per avere risposte alle loro domande di «invalidità civile», «cecità parziale o totale» o altre disabilità?

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.