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L’alcoldipendenza si vince al Gemelli. Dolcemente

Nalmefene associato a terapia psicosociale individuale e di gruppo per non restare schiavi

Se è vero che i consumi medi di alcol nel nostro Paese si sono ridotti negli ultimi anni, il problema dell’alcoldipendenza è ancora largamente diffuso dal momento che colpisce circa un milione di italiani con conseguenze rilevanti sul piano dei costi sanitari e sociali (quasi 22 miliardi l’anno) e su quello della mortalità (quasi 17.000 decessi legati al consumo di alcol nel 2010). Il problema principale è che solo una minoranza, il 7% circa, di chi ha problemi con l’alcol riceve un trattamento. La maggior parte, invece, non cerca l’aiuto dei Servizi sanitari, rimanendo sommersa e quindi non trattata. Le ragioni sono molteplici. Vi è, innanzitutto, l’incapacità della persona di ammettere di aver bisogno di aiuto o di riconoscere la propria condizione come rischiosa o dannosa. Un’incapacità che porta a evitare di risolvere il problema. Un’altra ragione risiede nella soluzione finora proposta, l’astensione totale e immediata dall’alcol. Un obiettivo non per tutti raggiungibile, tanto che non pochi pazienti evitano di affrontare il percorso di cura o, se lo iniziano, in 2 casi su 3, riprendono poi a bere nei primi dodici mesi. Su questo fronte però le cose stanno cambiando grazie a una nuova soluzione terapeutica, il Nalmefene, che, associato a terapia psicosociale, consente alla persona di ridurre gradualmente i consumi di alcol. Questa nuova opzione, da poco disponibile in Italia e in attesa di essere rimborsata dal Servizio Sanitario, può offrire un obiettivo più realistico da raggiungere rispetto alla soluzione dell’astensione e può quindi motivare un numero maggiore di pazienti ad avviare e mantenere il percorso di cura. Partendo da questo nuovo farmaco, il Day hospital di Psichiatria e Farmacodipendenze del Policlinico "Gemelli" di Roma ha dato il via a un nuovo approccio alla cura dell’alcoldipendenza, battezzato Soft Therapy. Un approccio più morbido rispetto alla dura astensione proprio perché finalizzato alla riduzione graduale del consumo attraverso l’integrazione di tre diversi tipi di interventi: terapia farmacologica a base di Nalmefene, terapia riabilitativa di gruppo e colloqui individuali e periodici con il medico. In circa tre mesi sono arrivate oltre 70 richieste di entrare in trattamento con la Soft Therapy. Di queste oltre il 60% da persone che non avevamo mai cercato aiuto per risolvere il loro problema. Queste prime richieste testimoniano come con l’avvio del programma si siano create le condizioni per l’emersione quantomeno di una parte del sommerso. La Soft Therapy ha consentito infatti di prendere in carico quelle persone che con molta probabilità non avrebbero iniziato un percorso di cura se la soluzione loro proposta fosse stata ancora l’astensione totale e immediata. Aver proposto un’opzione di trattamento meno radicale e più realistica li ha motivati a chiedere aiuto. Un inizio decisamente soddisfacente che incoraggia a proseguire con questo tipo di approccio per aiutare chi, da solo, non riesce a risolvere i problemi con l'alcol. * Responsabile Sub-UnitàAlcologica del Day Hospitaldi Psichiatriae FarmacodipendenzePoliclinico "Gemelli" di Roma

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