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Le «regole» che distruggono l’Omeopatia

Un gruppo di cittadini lancia un comitato in difesa del settore Mentre l’Aifa chiede un quarto del fatturato per le ri-registrazioni

Ci sono cinque persone che si sono prese la briga di andare da un notaio, fondare un comitato, aprire un sito internet e avviare una raccolta di firme in difesa dell’omeopatia. E ci sono quasi cinquemila persone che, in meno di una settimana, si sono recate sul loro sito (www.omeocom.it) e hanno deciso di sottoscrivere la loro petizione. Questi cittadini ci hanno messo la faccia e hanno acceso una lucina nella testa di migliaia di persone, compreso il sottoscritto. La petizione colpisce per la chiarezza delle idee e per aver sollevato di per se una notizia assolutamente non irrilevante. «Siamo 11 milioni di persone che si curano con i farmaci omeopatici e oltre 20mila sono i medici che li prescrivono». Recita il testo per poi spiegare: «Lasciamo ai cittadini la libertà di scegliere come curarsi. Oggi, a seguito di recenti disposizioni, temiamo l’eliminazione di molti farmaci omeopatici. Ma in Italia, a causa di procedure eccessivamente complesse e di costi altissimi per la registrazione, molte terapie omeopatiche potrebbero non essere più disponibili». Ma cosa significa tutto questo? In realtà la questione è spinosa e piena di cavilli, ma proviamo a riassumerla. L’Europa, parecchi anni or sono, dà disposizioni ai governi nazionali di provvedere ad una regolamentazione dei farmaci omeopatici tenendo in considerazione la peculiarità del prodotto. In Italia si avvia il processo, di lì si parte con le lungaggini e passano gli anni, ma di procedure di registrazione non se ne vede l’ombra. Le grandi case omeopatiche si ritrovano a combattere una vera guerra di lobby ma non mollano. Così, alla fine, la legge europea viene finalmente applicata. Attenzione, colpo di scena, inizia la questione di come i farmaci vanno registrati, l’Aifa optava per una registrazione assai complicata, le industrie volevano semplificazioni come chiedeva la normativa europea, del resto questi prodotti sono in commercio da vent’anni e non hanno fatto male ancora a nessuno. Anche qui si trova la mediazione ed ecco che arriva l’ultima stangata, il tariffario di queste registrazioni. L’Aifa in questi giorni ha approvato una ri-registrazione per quelli già in commercio, il costo così passa dagli ipotetici 25mila euro a 3mila euro, una vittoria per il settore. Diciamo mezza, perchè la cifra resta comunque irraggiungibile, costringendo le aziende a tagli gravissimi. Giovanni Gorga, responsabile affari istituzionali di Guna e consigliere del direttivo dell’associazione di categoria, Omeoimprese, non ha dubbi: «L’Aifa si mostra sempre disponibile, ma il dato è numerico: in Italia ci sono circa 25mila farmaci omeopatici, da domani le aziende dovranno versare 3mila euro per ognuno di loro. Totale 75 milioni di euro che vanno detratti al fatturato totale delle aziende omeopatiche che è di 300 milioni di euro. Conclusione, questi 75 milioni o li pagano i consumatori o i farmaci meno venduti verranno tolti dal mercato, distruggendo il patrimonio farmacologico oggi in nostro possesso e andando contro il principio dell’omeopatia, che prevede una cura personalizzata».

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