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La festa di San Giovanni, la notte delle streghe e le tradizioni perdure

Gianluca Dodero
Gianluca Dodero

Finalmente! E' da tanto tempo che scrivo di Roma, su Roma, in maniera disomogenea, frammentaria e istintiva. Sin da bambino nutro nei suoi confronti una passione divorante, un amore che va oltre il parentale. Da bambino piangevo ogni qualvolta ne vedevo i monumenti, poi ho iniziato a percorrerla a piedi. Chilometri su chilometri su chilometri e sono solo all'inizio. Perchè Roma è un cammino.

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Ieri si è celebrata la festa di San Giovanni Battista e a Roma è stata sempre uno degli appuntamenti più coinvolgenti assieme al Carnevale per tutto il popolo. La festa veniva definita anche "Notte delle streghe" o delle lumache, per chi non lo sapesse - soprattutto tra i più giovani - scopriremo brevemente il perché. A Roma la festa iniziava la notte della vigilia, durante la quale la tradizione voleva che le streghe si liberassero in giro per la città alla ricerca delle anime. Il popolo romano in gruppo partiva da tutti i rioni, e al lume delle lanterne si recava ai pratoni del Laterano per pregare il santo. Si beveva in abbondanza e soprattutto si faceva rumore con trombette, campanacci e tamburelli per impaurire le streghe. La cosa più importante della serata, però, era mangiare le lumache nelle osterie e nelle baracche allestite per l'occasione. Mangiare le lumache, le cui corna rappresentavano discordie e preoccupazioni, significava distruggere le negatività. La festa si concludeva all'alba quando il Papa si recava al Laterano per celebrare la messa, dopo la quale dalla loggia della basilica gettava monete d'oro e d'argento, scatenando così la folla sottostante. Sarebbe bello se una amministrazione animata da romani doc, rilanciasse una tradizione popolare così preziosa, da custodire e tramandare. Sono sicuro che qualcuno lo farà, più prima che poi.

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