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pioniere della carità

Addio Don Roberto Sardelli, l'ultima missione del prete dei baraccati

Si è spento a 83 anni il parroco delle borgate allievo di don Milani

Addio Don Roberto Sardelli, l'ultima missione del prete dei baraccati

Come purtroppo sappiamo si è spento all’età di 83 anni Don Roberto Sardelli, il prete dei baraccati. La sua missione si è svolta per lunghi anni nella periferia esistenziale delle baracche dell’Acquedotto Felice. Rimarrà nella memoria di chi ha beneficiato della sua opera religiosa e della collettività tutta per l’istituzione della “Scuola 725”, luogo aperto agli emarginati scolastici, che prendeva nome dal numero della baracca che la ospitava: per lui la scuola non era solamente un luogo che doveva offrire istruzione, ma che potesse avviare un processo di collaborazione - tra insegnanti e studenti – al quale far seguire quello di emancipazione e riscatto sociale dei ragazzi.

Da un lato con l’opera di Don Roberto tra i baraccati, assistiamo a una riproposizione delle prime comunità cristiane sorte un secolo dopo l’avvento di Cristo, con una crescita del contesto sociale che parte dal basso; dall’altro, alla predicazione dell’amore per i poveri e per gli emarginati che si concretizza non solo in una solidarietà fisica, ma di condizione: infatti, il prete visse in una baracchetta e rifiutò ogni sostegno economico da parte della Chiesa. “Con loro ho realizzato la mia umanità, perché sono stati loro ad annunciarmi il Vangelo, e non il contrario”, ripeteva sempre a chi lo intervistava.

Ebbe l’occasione di incontrare Don Milani, e proprio come lui accompagnò il cammino tortuoso dei ragazzi meno fortunati, fornendo loro gli strumenti di emancipazione e riscatto. Ma in fondo questa figura ci ricorda anche quella di San Filippo Neri, chiamato affettuosamente dai romani “Pippo Bbono”. E allora – nel ricordo di Don Roberto - soffermiamoci su questo parallelismo, o meglio continuum tra i secoli, leggendo le parole di Giggi Zanazzo sull’opera di San Filippo Neri: “Era tanto umano de bbon core che a Roma chi l’incontrava diceva: - Ecco Pippo Bbon! E defatti tutti lo chiamaveno accusí. Sortanto le gran carità che ffaceva! Nun c’era poverello drento Roma che nun era stato soccorso da lui. Annava a trová l’ammalati, li curava, je dava bboni consiji, imparava a llegge e a scrive a li regazzini. Specialmente pe’ li regazzini ciannava matto. Li curava con pazienza, cor un amore che nun ve dico. Quann’era la festa se li portava a ffa’ mmerenna a Sant’Onofrio sotto la cerqua de Torquato Tasso: llì ddoppo magnato li faceva giocà, ddivertì e j’imparava a ccantà. Perché fra ll’antre cose, dice che Ssan Filippo Neri era un bravo musicante. Quanno poi li regazzini facevano troppa cagnara e l’infastidiveno, je diceva co’ ‘na pazienza da Ggiobbe:
- State bboni, regazzì,si ppotete: e si nun potete seguitate”.

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