
Pasticcio Casa delle Bambole, chiuso lo storico negozio di via Flaminia

Nuovi guai per la signora Pierina Cesaretti della storica bottega artigiana la Casa delle Bambole, che adesso è nuovamente a rischio chiusura definitiva. O meglio, è già chiusa da quasi un mese perché l’Acea, lo scorso 23 dicembre, ha staccato definitivamente la corrente al negozio, che oggi si trova a Roma in via Flaminia, rendendo impossibile lo svolgimento del lavoro di riparazione di vecchi giocattoli o bambole.
Un’attività che nasce nel 1939 nel cuore del centro, in via Magnanapoli. Cesaretti rileva il locale, che è del Comune di Roma, nel 1986, qualche anno dopo viene sfrattata, nonostante, dice «avevo il diritto di prelazione sulla vendita ma non me lo hanno fatto esercitare» e dopo varie peripezie l’ex sindaco Alemanno le assegna un nuovo locale, sempre di proprietà dell’Amministrazione, che è quello attuale. Siamo al 2011 e fino a dicembre del 2024 l’attività va avanti, sebbene a fatica: la bottega non si trova più nel cuore della Capitale, molti clienti la abbandonano, restano quelli storici e la signora Pierina, insieme al marito, non molla «perché mi rende felice aggiustare i giocattoli dei bambini che piangono se non hanno più i loro preferiti». Quindi si resiste anche se i guadagni sono bassi e i problemi migliaia. Poi però la doccia fredda. «Senza ricevere alcun avviso sotto Natale ci hanno staccato la corrente e non sono potuta più entrare nel mio negozio perché la serranda è elettrica».

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Cosa è successo. La Cesaretti ha chiesto spiegazioni all’Acea: «Fino al 2015 il Comune ha pagato la luce, poi più niente, ma a noi nessuno ci ha avvisato, come potevamo saperlo?». A rendere ancora più contorta la vicenda è il fatto che, dall’assegnazione del nuovo locale, la signora ha provato più volte a farsi fare un contratto in modo così da potersi intestare le utenze e pagare un canone di affitto che non ha mai versato, ma la risposta che ha sempre ottenuto dal Demanio è stata che la faccenda era in mano alla magistratura e non si poteva procedere con la regolare concessione. Nel frattempo, però, Cesaretti ha pagato la Tari, le varie tasse, l’utenza telefonica. Ma oggi il telefono della sua bottega squilla a vuoto e lei non sa proprio come fare.

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«Ho mandato lettere su lettere all’indirizzo del Demanio, del Gabinetto del Sindaco, di vari consiglieri che si sono resi disponibili ad aiutarci, ma non ho ancora ricevuto nessuna risposta». Oltre il danno, la paura poi della beffa: «Non vorrei ora che dopo decenni di silenzio il Comune si svegliasse tutto insieme e ci chiedesse tutti gli arretrati, situazione che ci manderebbe inesorabilmente alla chiusura definitiva». Ora tocca alla giunta Gualtieri: batta un colpo, per evitare la chiusura dell’ennesima attività storica artigianale.
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