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Regione Lazio, stop al blocco barella. Il piano di Rocca per i Pronto soccorso

Antonio Sbraga
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È l’emergenza-Pronto soccorso la prima urgenza da curare secondo il neo-presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che ieri ha riunito in un «consulto» i 18 direttori generali di Asl e aziende ospedaliere. Una cabina di regia sul «monitoraggio degli accessi in Pronto soccorso» che tornerà a riunirsi a cadenza periodica «per avere un quadro completo della situazione, stabilire una linea d'azione e offrire il massimo supporto al fine di riorganizzare in tempi rapidi la rete dell'emergenza laziale. Come già espresso più volte - ha detto il Rocca questa razionalizzazione sarà l'assoluta priorità nella prima fase del mio mandato. L'obiettivo è quello di ridare dignità ai cittadini attraverso servizi funzionali e tempi di attesa in linea con i livelli essenziali di assistenza». Anche perché il sovraffollamento è continuo: ieri alle 8 e 30 del mattino nei 50 Ps del Lazio c’erano già 928 pazienti in attesa di ricovero o trasferimento (calati a 715 dieci ore più tardi): 92 stazionati in stand-by nelle astanterie dell’Umberto I, 82 al Gemelli, 75 al Pertini, 69 al San Camillo, 51 al Sant’Andrea, 50 al Campus Biomedico, 45 a Tor Vergata, 43 a Latina, 33 al Casilino e 32 al Grassi. Per quest’ultimo l’Asl Roma 3 è proprio «alla ricerca di Medici per il Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero G. B. Grassi», perché continua «a persistere criticità la carenza di personale nella U.O.C. Medicina e Chirurgia d’Accettazione e Urgenza».

Buchi in organico anche nell’Asl Roma 4, rimasta anche senza graduatorie cui poter attingere i camici bianchi: «Le procedure assunzionali hanno consentito di assumere solo alcuni medici, non sufficienti a coprire il fabbisogno aziendale. Ma la nostra azienda non dispone al momento di graduatorie da cui attingere per le figure professionali richieste. È quindi oltremodo necessario l’indizione di una manifestazione di interesse per il conferimento di incarichi libero-professionali per il reclutamento di medici nelle seguenti discipline mediche: Medicina e Chirurgia d’accettazione e d’urgenza, anestesia e rianimazione, medicina interna, nefrologia e pediatria».

I sindacati continuano a ripetere che occorre più personale, che «oggi è ridotto ai minimi termini e riorganizzando i servizi di base, spingendo sull’informatizzazione e la telemedicina. Ma attenzione, va fatto seguendo criteri clinici e non economici. Perché negli ultimi 15 anni nel Lazio sono stati curati i bilanci e non le persone», avverte Aldo Di Blasi, segretario regionale Lazio dell’Anaao-Assomed.

Il sindacato dei medici ospedalieri ricorda che «mancano anche i posti letto, che sono sempre in una condizione di assoluta insufficienza anche per colpa del Decreto ministeriale 70 - conclude Di Blasi - Ma anche questo tema è legato a doppio filo al territorio, se non diamo respiro con servizi per i pazienti cronici e anziani è chiaro che le risposte si trovano bussando al pronto soccorso. E quelli del Lazio non stanno messi bene».

E pure il parco-auto dei mezzi di soccorso «è ormai vetusto», a scriverlo è la stessa Ares 118. L’azienda regionale è in ritardo con il rinnovamento della flotta: il piano 2020-2022 con la procedura di gara per l’acquisizione di 58 ambulanze è «in fase di aggiudicazione».

L’altra procedura di gara per il noleggio di ambulanze è «in fase di definizione». Nel frattempo c’è sempre più bisogno di manutenzione, «con la necessità di integrare urgentemente il budget per 172 mila euro di riparazioni-extra. Anche perché c’è un aumento della percorrenza media dei mezzi (8.000 km al mese) e usura di molti di essi».

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