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Incendio di Malagrotta, "disastro annunciato". L'ira dei residenti in casa con le mascherine

Valentina Conti
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I cittadini della Valle Galeria con gli occhi fissi all’alba sul cielo nero. Dietro ai vetri delle abitazioni, con le saracinesche dei bar giù per metà, asserragliati nel terrore e rassegnati insieme. Finestre serrate, asili e centri estivi offlimits, sguardi persi dietro alle mascherine super protettive, si interrogano se andare o meno al lavoro, sono spaesati su cosa fare con i prodotti degli orti. Il caldo è ancora più asfissiante fin dal mattino presto, in mezzo al via vai delle squadre dei vigili del fuoco e dei volontari. Alle 8 una cappa avvolge la vallata del quartiere martoriato dall’incendio che ieri l’altro ha interessato parte dell’ex discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa. Il fumo è meno visibile, ma l’odore acre si insinua ovunque. Del resto, la decisione inevitabile presa ai piani alti è stata quella di chiudere quasi mezza città per contrastare gli effetti della nube. «Un disastro annunciato», continuano a ripetere come un mantra i residenti da sempre in lotta per il risanamento ambientale della zona.

 

 

 

 

«Stiamo col condizionatore spento e le finestre chiuse. Si scoppia. Non era meglio prevedere un piano di evacuazione?», domanda Davide. «La puzza – prosegue – si sentiva fin da Casal Selce». Un papà tiene sott’occhio la figlia di 5 anni. «Il mio più grande timore? Per lei», risponde indicando la bimba. «Siamo preoccupati perché non abbiamo ancora notizie sulla qualità dell’aria», dice Massimo Prudente, presidente del Comitato Valle Galeria Libera. I rilievi di Arpa Lazio sono attesi per stamane. Invoca, ora, scelte «rapide e corrette» sul tema rifiuti la gente delle aree coinvolte. «Tre giorni fa gli abitanti di Massimina si lamentavano degli odori da turarsi il naso che provenivano dalla lavorazione del Tmb», raccontano. «Quando abbiamo visto le fiamme siamo scappati di casa, le mie bambine che non respiravano. Ma perché non è stato fatto un piano di evacuazione? A noi chi ci pensa?», afferma Valentina L., mamma e residente. «Quest’aria salubre, per di più in epoca Covid, la farei respirare a chi si riempie la bocca!», sbotta un altro. Accusano bruciore agli occhi e alla gola, con sullo sfondo l’incubo diossina e il caos rifiuti dietro l’angolo. La Grande Paura non è passata per niente. Nonostante la solidarietà del mondo associativo, tra consegne di panini della protezione civile per chi si è trovato in emergenza e la vicinanza da più parti, oggi è il giorno della rabbia, che monta dagli androni dei palazzi ai social per ingannare le ore: «Da 40 anni respiriamo lo schifo. L’incendio è solo la ciliegina sulla torta. Un dramma vero. I problemi della Capitale è tempo di risolverli».

 

 

 

Appena il vento soffia verso nord si trema. Facebook raccoglie lo sfogo pure dell’attore Luca Ward: «Roma piegata, umiliata! Io con la mia famiglia abitiamo a poche centinaia di metri in linea d’aria dal mostro. Ci siamo allontanati, quando è successo tutto». Il direttivo del Comitato spontaneo Isola Sacra ha lanciato un appello alle istituzioni per realizzare «un immediato piano di monitoraggio delle diossine e degli altri inquinanti, nonché di azione per la mitigazione del danno (ancora in corso), con azioni valutate di concerto con i comitati dei cittadini, degli agricoltori e delle associazioni del territorio».
 

 

 

 

 

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