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sentenza il 9 ottobre

Caso Bortuzzo, parola alle difese: "Non volevano uccidere"

I pm hanno chiesto 20 anni per gli aggressori del nuotatore rimasto paralizzato nella sparatoria. La sentenza il prossimo 9 ottobre

Caso Bortuzzo, è il giorno delle difese: "Non volevano uccidere"

“Non volevano uccidere”. La premeditazione, le attenuanti generiche, l’aggravante dei futili motivi e l’assenza di precedenti penali. È il giorno delle difese, è l’udienza in cui i legali di Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano hanno ribattuto alle accuse mosse dal sostituto procuratore Elena Neri: secondo il pm i due imputati devono trascorrere i prossimi 20 anni dietro le sbarre per aver tentato di uccidere la giovane promessa del nuoto, Manuel Bortuzzo, e la sua ragazza. 

Hanno voluto "dimostrare la propria capacità criminale sparando sulla pubblica via colpi di arma da fuoco, nei pressi del pub e nei confronti di ignari passanti", ha sostenuto l’accusa ricordando la notte tra il 2 e 3 febbraio scorso, quando Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano hanno sparato e colpito Manuel Bortuzzo, costringendolo a trascorrere la vita su una sedia a rotelle. Hanno voluto affermare la loro supremazia dopo una rissa andata in scena all’Irish pub O’Connel di piazza Eschilo. Per questo motivo i due ragazzi, quella notte, hanno dissotterrato una pistola nascosta non lontano dal luogo dell’agguato e sono tornati indietro: "Marinelli, quale passeggero, agevolato dalla condotta di guida del Bazzano (che rallentava per consentirgli una mira migliore) – si legge negli atti - ha esploso tre colpi di arma da fuoco da distanza ravvicinata, impugnando la pistola" nei confronti di Manuel e Martina "mentre si trovavano fermi sul marciapiede". 

“Ho esploso questi colpi in direzione di un ragazzo che ho visto muoversi. In realtà non vi era alcun motivo” ha affermato Marinelli durante l’interrogatorio di garanzia. I due si sono costituiti quando ormai erano braccati, secondo i pm per “alleggerire la pressione” in una zona “ad alta densità malavitosa”, ovvero ad Acilia: qualcuno potrebbe averli spinti a costituirsi perché la “massiccia presenza delle forze dell’ordine”, dovuta alla ricerca degli indagati, poteva danneggiare gli affari.

Accusati di duplice tentato omicidio aggravato da premeditazione e abietti e futili motivi, ricettazione e detenzione di arma da fuoco e rissa, i due mancati killer (di 24 e 25 anni) potrebbero dover trascorrere 20 anni in carcere e, come richiesto dall’avvocato di parte civile Massimo Ciardullo, risarcire 10 milioni di euro alla vittima. Una condanna severa, quella sollecitata alla corte, che oggi le difese hanno cercato di contrastare: “Dentro l’aula si parla di questioni giuridiche, fuori c’è l’aspetto umano”, ha detto uscendo l’avvocato Alessandro De Federicis”. Adesso la parola passa al Tribunale: il prossimo 9 ottobre, per Marinelli e Bazzano, sarà il giorno della verità. 

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