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4 dipendenti interdetti

Scandalo scale mobili: freni manomessi e controlli mai fatti

Il gip: senza i tifosi russi l'indegna gestione sarebbe continuata

Scandalo scale mobili: freni manomessi e controlli mai fatti

“Se facciamo il calcolo di probabilità su 700 scale mobili ne potevano cascare 3 o 4”. Freni d’emergenza manomessi, interventi di manutenzione mai effettuati, libretti “sbianchettati”, il sistema di memorizzazione dei codici guasto e pressioni per non fare emergere una verità: la morte correva tra le scale mobili delle stazioni della metropolitana e nessuno se ne preoccupava. Capita, se l’appalto è stato vinto con un ribasso del 49,7%. L’ordinanza con cui il gip Massimo Di Lauro ha accolto le richieste della Procura di Roma fotografa una situazione allarmante: “L’amara verità – scrive il giudice – è che se non vi fosse stata la vigoria di alcuni pseudo tifosi di cittadinanza russa che con il loro peso corporeo sono riusciti a scatenare l’inferno all’interno della centralissima stazione metro Repubblica, molto probabilmente l’indegna gestione degli impianti di traslazione subita con rassegnazione dagli utenti della metropolitana, ormai avvezzi a percorrere a piedi scale mobili spesso ferme, non sarebbe mai venuta alla luce”.

L’intera faccenda, scoperta grazie al lavoro della Squadra Mobile e del commissariato Viminale, è infatti venuta alla luce il 23 ottobre 2018, quando una scala mobile che in quel momento trasportava un gran numero di tifosi di nazionalità russa, ucraina e della Repubblica Ceca, diretti verso lo stadio Olimpico per assistere alla partita di calcio A.S. Roma – CSKA Mosca- aveva iniziato ad aumentare la sua velocità, facendo precipitare un gran numero di persone alla base della scala stessa e provocando molti feriti, alcuni anche gravi.  Un problema simile a quello registrato il 21 marzo scorso nella scala mobile numero 330  della stazione della metropolitana “Barberini”, dove solo per un caso fortuito nessuno era rimasto ferito. Incidenti che, secondo il sostituto procuratore Francesco Dall’Olio, sarebbero riferibili alle negligenze delle 15 persone indagate e delle 4 che sono state interdette per un anno dai pubblici uffici: Renato D’amico (Direttore di esercizio ATAC delle linee metropolitane A e B), Ettore Bucci (dipendente ATAC con la funzione di Responsabile Unico del Procedimento (R.U.P.) relativo all’appalto a favore della società “Metroroma s.c.a.r.l.), Alessandro Galeotti (dipendente ATAC con la funzione di Responsabile di esercizio degli impianti di traslazione per le stazioni “Repubblica” e “Barberini”), e Giuseppe Ottuso (Responsabile tecnico preposto e amministratore unico di “Metroroma s.c.a.r.l.”). Sono accusati di frode nelle pubbliche forniture e di lesioni personali colpose gravi.

Secondo i pm era matematicamente impossibile svolgere i 2.924 interventi previsti dal contratto d’appalto relativo ai 371 impianti, della cui manutenzione si sarebbe dovuta occupare Metroroma Scarl. L’azienda, un raggruppamento di due diverse imprese, aveva infatti solo 37 dipendenti. Occorreva dunque certificare falsamente i servizi svolti e limitare gli interventi. Bisognava quindi far sparire la necessità di agire, eliminando misure di sicurezza e falsi allarmi. Per farlo gli indagati, a vario titolo, avrebbero manomesso il freno di emergenza della scala mobile della stazione Repubblica, bloccando il cuneo del freno con una fascetta di plastica. E ancora dalle indagini è emerso che i due freni di servizio della scala 339 presentavano uno scarso livello di efficienza. I codici che memorizzavano i precedenti guasti sarebbero stati manomessi. Le intercettazioni parlano chiaro. Un dipendente, a proposito della scala mobile della metro Cornelia, diceva: “Non abbiamo fatto niente”. E il collega chiedeva: “Ma funziona?”. Lapidaria la risposta: “E che ne so!”.

C’è anche un episodio significativo. Alcuni giorni prima del sopralluogo effettuato dai consulenti della Procura, l’ufficio della Metroroma Scarl era andato a fuoco. Coincidenze? Quel che è certo che anche le linee B e B1 erano a rischio. E, come scrive il giudice: “Come accade di sovente nel nostro Paese è stata istituita (la commissione di inchiesta Atac ndr) solo dopo il clamore mediatico suscitato dalla chiusura di centralissime stazioni della metro capitolina”.

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