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tre anni dopo

Uccise e bruciò Sara Di Pietrantonio. Ex fidanzato condannato all'ergastolo

La pena per Vincenzo Paduano incrementata con l'aggravante dello stalking

Delitto Di Pietrantonio, ergastolo all'ex fidanzato

Carcere a vita per omicidio e stalking. Si è chiuso così, con un esito quasi annunciato, il processo d’appello bis per Vincenzo Paduano, il giovane che nel maggio 2016 uccise e diede alle fiamme l'ex fidanzata Sara Di Pietrantonio. La sentenza arriva dopo la decisione dello scorso aprile della Cassazione, che aveva disposto un nuovo procedimento, ritenendo il reato di atti persecutori non assorbito in quello di omicidio. Di fatto i giudici del Palazzaccio avevano chiesto di rideterminare, e aggravare, la condanna già ricevuta a 30 anni di carcere.

«Non c’è sentenza che possa riportarci Sara, o che possa lenire questo dolore che per me è invalidante - dice la mamma di Sara Concetta Raccuglia - Io almeno posso sperare che le altre donne, sulla base di questa sentenza, possano trovare il coraggio di denunciare e comprendere quello che non aveva compreso Sara».

La studentessa romana 22enne fu strangolata e bruciata nella sua auto la notte del 29 maggio 2016 vicino a Ponte Galeria, alla periferia Est di Roma. La storia della giovane è difficile da dimenticare: Sara e Paduano erano stati insieme per un paio di anni, allontanandosi e riavvicinandosi a più riprese, fino a quando Sara, all’inizio di maggio del 2016, lo aveva lasciato definitivamente. Il 28 maggio, i due si erano visti nel pomeriggio, a casa di lei, avevano parlato, e la giovane aveva ribadito che era davvero finita, stanca di quella storia malata, fatta di continue pressioni psicologiche e folli gelosie da parte di lui. Poche ore dopo, un terribile sabato notte, mentre era di turno come vigilantes nel quartiere Eur di Roma, Paduano ha lasciato il posto di servizio ed è andato sotto casa del giovane che Sara da poco frequentava. Ha aspettato che lei riportasse a casa il ragazzo, e quando si è allontanata in auto, l’ha seguita. Sara inizialmente non si è accorta di nulla, ha mandato con il telefono un messaggio alla madre comunicandole che di lì a poco sarebbe arrivata a casa. Pochi istanti dopo Paduano, alla guida dell’auto, la affiancava e speronava, costringendola a fermarsi. I due sono scesi dall’auto e hanno discusso. Sono stati visti da alcuni passanti, prima che lui la uccidesse, strangolandola, e le desse fuoco.

Le indagini sono state brevissime: subito è emerso che Paduano la tormentava da tempo con telefonate continue e di recente l’aveva pedinata in almeno un’occasione. Sara era preoccupata per la morbosità con la quale il suo ex fidanzato voleva tornare ad ogni costo con lei ma, forse, non lo riteneva pericoloso, tanto che anche poche ore prima dell’omicidio si erano visti, per un chiarimento. L’ultimo, prima della follia che avrebbe reciso la sua vita ad appena 22 anni. «Lui l’ha aggredita fisicamente una settimana prima di ucciderla, ma ha usato per molto tempo una violenza nascosta che raramente si riesce a dimostrare», ha spiegato il legale Stefania Iasonna. Ecco allora che questa sentenza, per l’avvocato, apre una «breccia dal punto di vista culturale per lo stalking, che è sempre l’anticamera dell’omicidio».

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