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Il killer di Diabolik ripreso mentre fugge

Si vede il sicario in sella a una moto guidata da un altro uomo. Piscitelli in rapporti con i vertici della mala romana, da Nicoletti a Carminati

Il killer di Diabolik ripreso mentre fugge

C’è un’immagine che inquadra il killer di Fabrizio Piscitelli mentre scappa in sella a una moto guidata da un altro uomo. La ripresa della telecamera, però, inquadra soltanto la parte bassa dei loro corpi. Si vedono i pantaloncini da jogging indossati dal sicario di Diabolik e la targa coperta. Si vede la due ruote percorrere via Lemonia, diretta verso il centro. Partendo da questo punto ora gli inquirenti stanno cercando di recuperare i video degli altri «occhi elettronici» disseminati sul tragitto percorso dalla moto. Ricomporre questo «puzzle» di immagini, per arrivare alla destinazione finale, è un lavoro difficile ma non impossibile. In passato, infatti, in un’indagine per omicidio stradale si è arrivati a individuare il «pirata» utilizzando questa tecnica.

Contemporaneamente gli agenti della Squadra mobile, coordinati dal pm Nadia Plastina, hanno sequestrato i tre cellulari della vittima. Dai messaggi inviati e dai tabulati telefonici si potrebbe risalire alla persona con la quale Piscitelli aveva fissato un appuntamento, intorno alle 19 di mercoledì scorso, all’interno del Parco degli Acquedotti, al Tuscolano. Il sospetto degli investigatori è che questa persona possa aver «venduto» Diabolik ai suoi assassini, indicandogli il punto e l’orario esatto dell’appuntamento. I famigliari - sentiti come testimoni - hanno spiegato che l’ex capo degli Irriducibili non si sentiva minacciato e non aveva cambiato le sue abitudini. Evidentemente si fidava della persona che avrebbe dovuto incontrare, tanto da aspettarla seduto su una panchina, dove poi è stato da un proiettile dietro la nuca che lo ucciso sul colpo. Chi ha premuto il grilletto lo ha fatto con precisione e sicurezza, avvicinandosi di corsa alla vittima, sparando a distanza ravvicinata, e poi scappando sempre di corsa. Un’esecuzione «chirurgica» fatta alla luce del sole e davanti ad almeno una decina di passanti.

Il cubano che gli faceva da autista ha riferito agli inquirenti che il killer avrebbe provato a sparare pure lui, ma che il grilletto si sarebbe inceppato. Una versione che non convince troppo gli inquirenti, così come non si spiega perché sia subito scappato con la macchina (nell’altra direzione rispetto al sicario), senza nemmeno chiamare i soccorsi. Il cubano lavorava per Piscitelli da una settimana (prima era un italiano a fargli da chaffeur), da quando aveva perso il lavoro come cameriere. Pratica judo, abita fuori Roma e ha sempre frequentato la curva nord.

Intanto, dall’inchiesta per traffico di droga che (prima della sua morte) vedeva indagato Diabolik, emerge come il suo ruolo di vertice: bastava fare il suo nome per ottenere rispetto. D’altronde, l’ex leader degli ultrà laziali aveva rapporti trasversali con vari criminali: interloquiva con i Nicoletti, era amico di Massimo Carminati e Michele Senese, ma frequentava anche gli albanesi, i Fasciani e gli ’ndranghetisti. In uno scenario magmatico come quello romano - in cui non c’è un capo a prevalere e tutti possono ritagliarsi la propria fetta per fare affari illeciti - è molto difficile individuare il mandante di questo omicidio. Chi ha ucciso Diabolik forse voleva liberarsi della sua presenza ingombrante e dare un segnale ai suoi uomini.

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