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Diabolik, ombre sulla versione dell'autista cubano. Fuggito dopo l’agguato: "Avevo paura"

Diabolik, ombre sulla versione del cubano. Fuga dopo l’agguato: "Avevo paura

Quando ha visto Fabrizio Piscitelli riverso a terra, è scappato a bordo della sua macchina. L’uomo di origini cubane che faceva da autista a Diabolik è stato fermato da una volante della polizia pochi minuti l’agguato nel Parco degli Acquedotti, mentre si stava allontanando dal luogo del delitto, diretto la periferia della città. Per giustificare la sua «fuga», ha spiegato agli inquirenti di essersi spaventato. In quel momento non era armato (e non risulta avere precedenti), anche se non è escluso che possa essersi liberato poco prima di una pistola, visto che da anni, ormai, l’ex leader degli ultrà laziali (che per il Fisco viveva con una pensione di invalidità) girava con una sua «scorta» personale.

Il cubano ha riferito di essere solo un autista che accompagnava Piscitelli per Roma, perché a quest’ultimo era stata ritirata la patente. Ha assicurato di non essere il suo «guardaspalle» e che, nel momento dell’agguato, era seduto a fianco a lui sulla panchina, tanto da non essersi accorto dell’arrivo del killer. Quello che è certo è che non ha «guardato le spalle» del 53enne; anzi, non gli ha evitato di essere sparato proprio da dietro. L’uomo del centro-America ha spiegato di non aver visto in volto il sicario. Ha precisato di lavorare da appena una settimana per Diabolik e, proprio per questo, non può dare informazioni sulle sue frequentazioni, né sull’uomo che la vittima avrebbe dovuto incontrare in via Lemonia mercoledì sera. Eppure c’è chi assicura che il cubano portava in macchina Piscitelli già da alcuni mesi. Gli inquirenti, a questo punto, dovranno stabilire se ha mentito e, nel caso, perché lo ha fatto; se si tratta di reticenze dettate solo dalla paura o da altro. Il suo contributo, finora, è servito soltanto a ricostruire la giornata trascorsa da Diabolik, prima di essere freddato. Nelle ore precedenti a suo assassino è andato dal barbiere, da un tatuatore, nella vicina sede degli Irriducibili e a pranzo al ristorante.

Per far chiarezza sulla dinamica dei fatti, la polizia ha acquisito i filmati ripresi dalle telecamere di sorveglianza della zona: alcune immagini potrebbero arrivare dai villini situati tra circonvallazione Tuscolana e via Lemonia, altre dagli edifici scolastici distanti poco più di 150 metri dal luogo del delitto.

Intanto ieri la panchina del Parco degli Acquedotti sulla quale Piscitelli è stato freddato con un colpo alla testa, era completamente ricoperta di fiori, striscioni degli Irriducibili, gadget della Lazio e frasi d’addio («Ti sia la prossima una terra senza guerre»). Solidarietà anche dagli altri club: una corona porta la firma degli ultrà della Juventus; una sciarpa giallorossa è stesa dalla parte opposta. In molti sono andati a rendergli omaggio. Intorno alle 16 arriva anche la figlia, distrutta dal dolore. Porta un enorme mazzo di fiori. Con lei alcuni uomini, che non gradiscono la presenza di giornalisti e videocamere. Intimano loro di allontanarsi e di non riprendere: «Questo è sciacallaggio! Mer...».
Nella notte tra mercoledì e giovedì, intorno alle 4,20, una volante del commissariato Celio ha sorpreso 5 uomini (poi identificati) mentre appendevano lo striscione: «Diablo vive» sul ponte degli Annibaldi al Colosseo, firmato con la sigla degli Irriducibili.

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