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"Dieci mesi alla Raggi"

Virginia Raggi

La richiesta di condanna formulata dal pm per l'accusa di falso sul caso nomine in Campidoglio

Enrico Lupino e Andrea Ossino 
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Virginia Raggi deve essere condannata a scontare 10 mesi di reclusione. È questa la richiesta che la procura di Roma ha sollecitato al Tribunale di piazzale Clodio. Secondo i pm non ci sono dubbi: il sindaco di Roma ha mentito all'Anticorruzione del Campidoglio. È quindi accusata di falso per essersi assunta la paternità della nomina di Renato Marra come dirigente dell'assessorato al Turismo. Gli inquirenti sostengono invece che l'influenza di Raffaele Marra, fratello di Renato ed ex capo del personale del Campidoglio, sia stata decisiva. E dopo testimonianze, esposti e chat "sospette", la procura ha deciso: è colpevole. Domani il giudice deciderà se accogliere o meno le richieste della procura di Roma.  IL TESTE RAINERI: “MARRA ERA SOPRANNOMINATO RASPUTIN” “Marra aveva un ruolo di assoluta centralità”. Vestito scuro, voce pacata e decisa, ricordi chiari e collocati nel tempo. La testimonianza dell'ex capo di gabinetto del Campidoglio Carla Raineri, avvenuta prima delle richieste della procura, è come una bomba a orologeria nel processo al sindaco della Capitale. “Mi sentivo sempre e solo rispondere ne parli con il dottor Marra, ne parli con il dottor Romeo. Era come un mantra (...) dovevo in qualche modo pietire la loro attenzione (...) a questo si aggiunga l'atteggiamento di questi due personaggi (...) si comportavano in una maniera autoreferenziale e arrogante... era un clima insostenibile e pericoloso...”.Il testimone chiave ricorda lo strapotere del duo Marra-Romeo, e la sua sostanziale emarginazione rispetto al l'importanza del suo ruolo. Dinamiche che si sarebbero manifestate tangibilmente nella collocazione fisica degli uffici. “Io sono arrivata Roma e non avevo neanche una stanza. La storica stanza del capo di gabinetto (...) era occupata da Salvatore Romeo (...) era la stanza in comunicazione con la stanza del sindaco (...) metà del primo piano era occupata da Romeo, l'altra metà da Raffaele Marra”. La donna ricorda fatti concreti e aneddoti significativi. Come i soprannomi dati a Raffaele Marra tra i corridoi dell'amministrazione della Capitale: “Rasputin era il più gettonato”. Anche se “eminenza grigia” e “Richelieu” venivano utilizzati spesso. O i commenti: “Quale sindaco? La Raggi o quello con la barba (Raffaele Marra ndr)”. Dopo numerosi episodi il teste ricorda il momento decisivo che porto all'interruzione della sua esperienza. Sarebbe andata dal sindaco dicendo: “Con questi due personaggi (Romeo e Marra ndr) che rivestivano un ruolo di centralità in Campidoglio io non sarei potuta rimanere”. Insomma la Raineri avrebbe detto alla Raggi di voler rimuovere Marra. E dopo quell'incontro, il primo cittadino avrebbe parlato “per ore” con Marra e Romeo. “Dopo si fece venire qualche dubbio sulla mia nomina” . “Un dubbio che se fosse stato genuino il sindaco avrebbe potuto condividere con me (...) io rimasi all'oscuro di questa iniziativa e venni convocata la sera del 31, quando arrivò il parere dell'Anac (chiesto ex post), e appresi per la prima volta che l'iniziativa era partita dal sindaco. Era la goccia che fece traboccare il vaso. Da qui le mie dimissioni”. La Raineri spiega di avere il “dubbio che la strategia fosse di Marra”. L'ESPOSTO DELLA DISCORDIA Il magistrato Carla Raineri è un tassello importante della vicenda nomine. E non solo perché la procura aveva voluto approfondire, per poi archiviare, anche le dinamiche che avevano portato alla sua nomina, oltre a quella di Salvatore Romeo e Renato Marra. L'ex capo di gabinetto del Campidoglio ha dato un contributo importante alle indagini. Aveva infatti messo nero su bianco la sua breve esperienza. Lo ha fatto tramite un esposto “a mia autotutela”, ha dichiarato in aula. In quelle pagine scriveva: “Appena insediata in Campidoglio, il 29 luglio 2016, ho subito avvertito intorno a me una crescente ostilità. Ostilità sia perché occupavo una casella cui palesemente ambivano altri soggetti molto cari alla Raggi (Frongia, Romeo, Marra) sia perché, da subito, mi sono scontrata con la sindaco sulla procedura di nomina di Romeo, da me ritenuta assolutamente illegittima, e sulla indisponibilità di trattenere Marra nel Gabinetto. Mi sono quindi progressivamente trovata collocata (direi letteralmente schiacciata) tra Romeo e Marra. La sindaco, per limitare le mie prerogative, ha immediatamente concepito una segreteria particolare, che era in realtà il “vero Gabinetto”. Ancora: “Romeo era onnipresente, terribilmente invasivo e prevaricante. Dai diktat in merito alla organizzazione delle riunioni alla precettazione delle stanze. Addirittura villano e offensivo con la mia segreteria. Sempre protetto dalla sindaca che rimarcava, di fronte a tutti, la centralità del suo ruolo. Marra, dal canto suo, aveva la qualifica di vicecapo di Gabinetto. Con lui non ho mai avuto il piacere di condividere alcuna decisione. Riferiva direttamente alla sindaco. Il paradosso era che io non venivo convocata alla riunioni (per esempio sul terremoto) e nessuno mi avvertiva neppure delle urgenze. In compenso, il giorno del terremoto, mentre la protezione civile conferiva con Romeo (non con me) e con Frongia, io venivo richiesta ripetutamente e insistentemente di attivarmi per autorizzare l'assessore Bergamo a recarsi a spese del Campidoglio al Festival del cinema di Venezia". Il magistrato aveva anche segnalato la faccenda Marra: “Nei primi giorni del mio insediamento Marra mi disse di aver dovuto trasferire la moglie e i suoi 4 figli a Malta, perché minacciati dalla criminalità organizzata, e di avere rinunciato alla scorta personale nonostante anch'egli a rischio di incolumità". Poi un passaggio importante: “Ufficiali della Gdf mi segnalarono l'inopportunità di trattenerlo nel Gabinetto. Minenna mi riferì di aver appreso dai vertici Gdf che fra le situazioni sospette che avevano determinato il suo demansionamento fino alla fuoriuscita dal Corpo vi era un corso privato di pilota civile per il quale aveva sostenuto un costo di 90 milioni di cui non aveva documentato la provenienza". Terribile la reazione "quando apprese che non intendevo confermargli il ruolo di vice: si adirò alzando la voce e minacciando ritorsioni". Dulcis in fondo, come riporta la Raineri nell'esposto, la decisione di lasciare l'incarico: "Chiesi un appuntamento a Raggi al ritorno dalle sue vacanze. Il 25 agosto, in occasione di un duro confronto, le riferii che me ne sarei andata se le cose non fossero cambiate. Raggi rimase più che contrariata. Ricordo ancora il suo sguardo pieno d'odio". IL MOVENTE DELLA RAGGI: LO STATUTO DEI 5 STELLE “Il movente è nel codice etico del movimento”. Con queste parole il procuratore aggiunto Paolo Ielo ha chiesto che venga acquisito in aula il vecchio codice etico dei pentastellati. “Il testo vigente al momento dei fatti prevedeva che quando c'erano casi simili di iscrizione a modello 21” occorreva dimettersi “o comunque c'era un procedimento”. Per questo la Raggi avrebbe mentito all'Anticorruzione: “Il Falso all'epoca servì per coprire le mancate dimissioni”. LA RAGGI IN AULA:”QUESTO È GOSSIP” “Non ho mai risposto al gossip...ma questo gossip oggi è entrato nel processo”. Per questo motivo la Raggi ha sentito il bisogno di far nuovamente udire in aula la sua voce. "È vero che io non conoscevo Raineri e che mi fu consigliata da Minenna, a sua volta consigliatomi dai miei referenti politici”, ha spiegato nelle spontanee dichiarazioni mirate a difendersi da quanto appena affermato dalla Raineri. “Se il buon giorno si vede dal mattino - ha continuato - sono rimasta interdetta quando lei mi disse ‘cara non ti preoccupare resterò con te al massimo per un anno un anno e mezzo' (...) Oggi capisco che evidentemente non aveva voglia di aiutarci”. Perché quella frase? “Io mi sono fatta un'idea ma è solo un pensiero: un anno e mezzo dopo il nostro arrivo c'erano le elezioni politiche”. E sulle motivazioni che avrebbero portato agli attriti con l'ex capo di gabinetto del Campidoglio, la Raggi ha spiegato che la Raineri avrebbe protestato “unicamente per motivi economici”, almeno dopo la lettera dell'Anac in relazione alla nomina del magistrato prestato all'amministrazione capitolina già dall'epoca del commissariamento Tronca. Dopo la requisitoria dei pm la Raggi, circa il movente ipotizzato dalla procura in merito al codice etico, si difende dicendo che né Nogarin, né Pizzarotti sarebbero stati sospesi per la notizia di iscrizione al registro degli indagati, ma piuttosto perché avrebbero dovuto comunicarlo al Movimento.  I PM: “MARRA ERA UOMO MACCHINA” Per il procuratore aggiunto Paolo Ielo “il movente è duplice”. Il primo è la protezione di Marra, “uomo macchina del comune, Marra è la chiavetta che fa marciare la macchina e il motore”. “Senza di Marra non si va avanti. Lui conosce le problematicità della nomina di Romeo” continua Ielo. Il secondo motivo sta nell'articolo nove dell'allora vigente codice etico del Movimento 5 Stelle.  Per il sostituto procuratore Francesco Dall'Olio, Marra ci avrebbe messo “la manina, anzi la manona” nella vicenda della nomina del fratello Renato. Un elemento che peserebbe sulla Raggi in quanto per i pubblici ministeri avrebbe saputo del ruolo del superburocrate a capo del personale.

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