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Roma Capitale

Il caro-sgombero degli insediamenti abusivi

Oltre 154 mila euro spesi nei primi quattro mesi del 2015 per cinquantacinque interventi di sgombero di insediamenti abusivi nella capitale, altri trecentomila mila ancora disponibili per...

Oltre 154 mila euro spesi nei primi quattro mesi del 2015 per cinquantacinque interventi di sgombero di insediamenti abusivi nella capitale, altri trecentomila mila ancora disponibili per ulteriori interventi. È questo il contenuto della convenzione tra Roma Capitale ed Ama, illustrata ieri mattina nella commissione capitolina Razionalizzazione della spesa, che prevede, a partire dal 2010, tre milioni e mezzo di euro per l'eliminazione di «situazioni urbane di degrado». Una somma a cui occorre aggiungere le voci destinate dal Campidoglio a privati sempre con lo scopo di bonificare insediamenti abusivi sgomberati. Gli interventi, che nel 2015 sono già stati più di cinquantacinque, sono costati circa 574mila euro nel 2014 e 406mila nel 2012, mentre il basso impatto sul bilancio dell’anno 2011 (circa 224 mila euro) dipende dall’alto numero di appalti esterni, che hanno superato i 2 milioni di euro per gli interventi in località La Barbuta (circa 1,5 milioni di euro) e La Martora (circa 582 mila euro). Durante la commissione, i rappresentanti della Polizia locale di Roma Capitale hanno spiegato che ogni intervento può impiegare da quindici fino a sessanta agenti. Questi interventi, inoltre, possono prolungarsi fino ad una settimana, per evitare che l'area venga occupata nuovamente. Le persone coinvolte, fotosegnalate ad ogni sgombero, sono in larga parte romeni di etnia rom. Molto piccole, invece, le comunità di rom di nazionalità macedone e bulgara coinvolte. «Sono dati importantissimi, perché per la prima volta abbiamo un quadro chiaro di quanto questi interventi costano al Comune», afferma Daniele Frongia, presidente della commissione Razionalizzazione della spesa e consigliere del Movimento 5 Stelle. «Gli sgomberi sono necessari per la sicurezza dei cittadini e degli occupanti, ma alla lunga si rivelano inutili, perchè gli occupanti tornano ad insediarsi in nuove aree. Questi dati ci dicono che c’è una dispersione enorme di risorse. La risposta deve essere poltica- conclude Frongia- il Comune deve valutare l’ipotesi di affidare le aree bonificate ai cittadini, nell’ottica della prevenzione e della sorveglianza».

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