Un volo di quasi venti metri. Giù lungo la tromba di un ascensore che ieri a molti deve aver fatto rivivere l’incubo del pozzo che inghiottì Alfredino Rampi. Sono le 17,15 di un caldissimo giovedì nel quartiere romano Appio. Francesca Giudice, 43 anni residente in zona con il marito Giovanni, spinge il passeggino dove è seduto il piccolo Marco Grandefronte. Per scendere alla banchina dalla biglietteria della metropolitana devono prendere l’ascensore. Salgono da soli quando la corsa verso il piano inferiore si blocca con un grosso contraccolpo. La temperatura bollente all’esterno non è nulla rispetto a quella che sale, inevitabilmente, all’interno della cabina. Francesca chiama aiuto, preme il bottone di allarme mentre il suo bambino, 4 anni compiuti a maggio, piange e si dispera spaventato dal trambusto. Un addetto di stazione, F.M., 35enne professionista apprezzato da tutti i dirigenti, azzarda una manovra di emergenza. Porta in parallelo l’ascensore guasto con quello funzionante, smonta le pareti e posiziona una passerella tra i due elevatori. A quel punto, pur consapevole del rischio che sta correndo, chiede alla donna di vincere la paura del vuoto per raggiungerlo dall’altra parte. Francesca toglie la cintura del passeggino per mettere in salvo per primo il suo bambino. Lo solleva in braccio e lo passa all’uomo di fronte a lei. È un attimo. Marco si dimena, grida e si libera dalla presa della madre precipitando sotto i suoi occhi. Quando i soccorritori si precipitano sul posto il cuore del bambino aveva già smesso di battere. Inutile il tentativo disperato di rianimarlo, vane le lacrime, le preghiere, le imprecazioni rivolte ad un Dio che ieri sembrava guardare altrove. «Un errore umano - ha detto l’assessore capitolino Guido Improta -. C’è stato un affiancamento con un altro ascensore, un trasbordo, mettendo in atto una procedura non codificata. Un eccesso di generosità dell’agente di stazione si è trasformato in una tragedia». Tante le domande a cui bisognerà trovare risposta. Atac ha nominato una commissione di indagine interna, composta da tre persone, per capire effettivamente la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità. A molto, contribuiranno i filmati registrati dalle telecamere che, insieme al resto del materiale, è stato fornito da Atac alla Procura di Roma per le indagini. Cominciamo da chi è intervenuto e da chi, invece, sarebbe dovuto intervenire per tirare fuori madre e figlia dall’ascensore. Le operazioni di soccorso, come quelle di manutenzione, spettano all’azienda Kone, che fornisce anche gli impianti di traslazione. Gli operatori Kone, per contratto, hanno 30 minuti di tempo per intervenire. Ma la mezz’ora, secondo quanto emerso finora, non sarebbe scattata, mentre l’addetto di stazione era già intento a mettere in salvo madre e figlio. «Di solito intervengono in un 15-20 minuti. Gli ascensori si rompono spesso e loro sanno che devono far presto». Ma evidentemente le urla del piccolo Marco devono aver allarmato l’addetto Atac, che è intervenuto quasi subito. Qui un nuovo dubbio. Perché il personale Atac ha a disposizione le chiavi degli ascensori, se non è autorizzato a intervenire? Come mai, se è risaputo che Kone arriva così velocemente? A queste domande dovranno probabilmente rispondere sia il responsabile della Metro A, Guglielmo Renzi, sia il responsabile d’esercizio per gli impianti di translazione (in Atac ci sono dirigenti ad hoc per gli ascensori). Non solo, perché ci sono altri dubbi che assalgono gli inquirenti. In Metro C, ad esempio, gli ascensori guasti tornano indietro e si riportano da soli a livello base: la stessa cosa, ci assicurano fonti Atac, avviene in Metro A, nonostante gli elevatori siano più datati. Ma questa volta il «ritorno alla base» non è avvenuto». Se venissero confermate le responsabilità dell’addetto di stazione, oltre allo choc F.M. rischierebbe un’incriminazione per omicidio colposo e il probabile licenziamento in tronco. Intanto, ieri il sindaco ha annunciato il lutto cittadino per il giorno dei funerali. Sgomento espresso anche dai vertici Atac e dal prefetto Garbrielli.
Impiegato Atac prova a salvare madre e figlio ma il bimbo muore
L'elevatore si blocca, l'allarme, i soccorsi e il dramma LEGGI ANCHE "Quando rischiai di morire con mia figlia in passeggino"
