Atac non è in grado di svolgere da sola il collaudo della linea C della metropolitana, così una parte della fase preliminare è stata affidata in maniera diretta al Consorzio Metro C. Circa 1,6 milioni al mese, più o meno 15 milioni di euro per il periodo che va da metà dicembre fino alla fine di settembre, quando dovrebbe aprire al pubblico almeno la tratta iniziale da Pantano a Centocelle. Un’operazione che fa salire i crediti vantati dal Consorzio delle imprese costruttrici nei confronti del Campidoglio fino a quota 200 milioni di euro. Soldi per i quali il contraente generale è tornato a battere cassa a Palazzo Senatorio, nonostante siano stati già erogati pochi mesi fa 230 milioni derivanti dall’atto attuativo del settembre scorso. Ma andiamo con ordine. Sin dal 15 dicembre scorso, quando avvenne il passaggio di consegne fra il Consorzio e Atac, alla presenza dell’assessore capitolino alla Mobilità, Guido Improta, e di Roma Metropolitane, la municipalizzata dei trasporti fece mettere nero su bianco che non sarebbe stata capace, per motivi tecnici ed economici, di portare avanti le attività accessorie (ma fondamentali) al collaudo della linea, come formazione del personale, tirocini, manutenzione degli impianti e dei treni, vigilanza delle stazioni, pulizia e custodia delle opere. Così, «per spirito di responsabilità e correttezza», il Consorzio ha continuato a svolgere questi servizi, prima fino al 20 gennaio e poi fino al 17 febbraio, in realtà senza che la variante al contratto fosse mai stata realmente approvata. Le attività sono andate avanti fino ad oggi. Il 13 giugno, il cda di Roma Metropolitane, su indicazione del Campidoglio, ha deliberato l’affidamento diretto al Consorzio, visti i ritardi sul pre-esercizio e la necessità di aprire entro l’autunno. Delibera che probabilmente sarà impugnata dai Revisori dei Conti di Roma Metropolitane, che vi leggono una procedura non regolare per via dell’affidamento senza bando. Inoltre la procedura, secondo il Collegio dei sindaci, «avrebbe dovuto riguardare Atac, non noi», visto che proprio l’azienda di via Prenestina deve occuparsi di questa fase del collaudo. Non solo, non è detto che il problema non si ripresenti anche più avanti: come non è in grado oggi, nemmeno dopo l’apertura Atac sarà capace di gestire i servizi accessori, dunque non è escluso che si debba far ricorso al contraente generale anche successivamente. In attesa che la delibera del cda venga ratificata con un contratto definitivo (in questi giorni il Consorzio sta accampando ulteriori pretese), il contrante generale è tornato a battere cassa a Roma Metropolitane e, dunque, al Campidoglio. Dal giugno 2013, ovvero dalla crisi della scorsa estate che portò alla chiusura dei cantieri, i Sal (le fatture) emessi da Metro C scpa non sono più stati pagati. Parliamo di una cifra di circa 110 milioni di euro. A questi, vanno aggiunti i 15 milioni del pre-esercizio, ma anche i 71 milioni di ulteriori costi contenuti dell’atto attuativo del 9 settembre scorso, per i quali il Ministero delle Infrastrutture non ha ancora fissato l’apertura dell’istruttoria e che sono oggetto di indagine da parte della Conte dei Conti del Lazio. Dalle parti di via dei Gordiani, quartier generale del Consorzio, lanciano l’allarme: «Siamo di nuovo in difficoltà - afferma qualche dirigente - Non vorremmo dover fermare di nuovo tutto». A rischio stop, in questo caso, le ultime opere infrastrutturali in corso da Centocelle a Lodi e, soprattutto, l’ultima tratta di questa prima parte, che arriva fino a San Giovanni. Mentre si cerca di trovare una soluzione a questo buco nero economico, Campidoglio e Atac sono alle prese con un altro problema non da poco: quando a settembre-ottobre aprirà la tratta fra Pantano e Centocelle, come faranno le circa 1200 persone ogni 6 minuti a proseguire da via Casilina fino al centro? Durante l’ultima commissione capitolina è emersa l’ipotesi di un servizio navetta. Lo scambio con la A verrebbe quindi garantito a Manzoni, con l’intento di prolungare il percorso sulla preferenziale di Via Labicana fino al Colosseo.
Metro C lavori appesi a un filo Il Comune deve 200 milioni
Debiti accumulati nell’ultimo anno. A rischio da Centocelle a San Giovanni