Circa cinquecento milioni di euro di evasione da recuperare il prima possibile per fare in modo di «aumentare le entrate senza aumentare le tasse», spiega il coordinatore della maggioranza capitolina, Fabrizio Panecaldo. È questa una delle proposte che il Pd capitolino metterà nero su bianco sul tavolo della giunta Marino, e dunque della cabina di regia, sul piano di rientro triennale imposto dal governo con il Salva Roma. Il 24 giugno, aveva detto il sindaco, si sarebbe dovuto aprire il tavolo interistiuzionale per la volata finale al piano di rientro, da presentere non oltre il 4 luglio. Difficile però si rispetti la data. Tanti, ancora, i nodi da sciogliere a partire da patrimonio e partecipate, all’ordine dei lavori della cabina di regia di giovedì. Sulle partecipate, soprattutto, pesa come un macigno il «caso Multiservizi». Domani, il tavolo tecnico convocato dall’assessore Cattoi, chiarirà almeno i numeri in campo. E già perché il paradosso della vicenda è che si rischia di mandare a casa centinaia di operatori, quegli stessi che ogni giorno puliscono le nostre strade, le aule dei nostri bimbi, vigilano su musei e biblioteche, per uno stipendio medio di 600 euro al mese. L’appalto dei servizi comunali, ricordiamo, è stato affidato tramite Consip al Cns; il altri termini il Campidoglio ha deciso, unilateralmente, di non rinnovare il contratto alla Multiservizi, la partecipata al 51% di Ama. Dopo giorni di proteste e manisfestazioni da parte dei dipendenti della Multiserivizi (continueranno domani a Montecitorio), e i ripetuti allarmi lanciati dall’opposizione, finalmente la maggioranza capitolina ha cominciato ad aprire gli occhi. Ovviamente dividendosi. Non tutto è perduto però. Allo studio infatti la proposta di un’agenzia dei servizi finalizzata al recupero dell’evasione: dei biglietti Atac, dei passi carrabili, dell’occupazione suolo pubblico, delle tariffe comunali, a cominciare da quella dei rifiuti. Fino ad avere un super controllo anche dei cantieri stradali. Tutto ciò sarebbe possibile semplicemente modificando lo statuto di Aequa Roma, l’azienda che già si occupa della riscossione tributi. Duplice l’obiettivo: aumentare le entrate e, secondo le stime, in modo sostanziale nelle casse capitoline e recuperare gli operatori Multiservizi per servizi di verifica e controllo. Un piano «B» insomma per l’imbarazzante vicenda della Multiservizi che potrebbe non bastare affatto. È infatti sempre più diffusa la convinzione che occorra bloccare il cambio d’appalto operato dalla giunta. «Aspettiamo di conoscere lunedì numeri e intenzioni di Cns e della giunta Marino - commenta il capogruppo Sel, Gianluca Peciola - è evidente che non accetteremo alcuna prospettiva di esubero. O il nuovo appaltante si prende in carico tutti i lavoratori, a parità di condizioni di contratto, oppure si torna indietro e si procede verso quella strada del bando a doppio binario, proroga a Multiservizi e messa in vendita della quota Ama». Una riunione «top secret» su Multiservizi si sarebbe svolta venerdì pomeriggio. Secondo indiscrezioni il Consorzio Nazionale Servizi avrebbe mostrato perplessità e non è escluso che, alla fine, a fare marcia indietro non sia proprio il Cns che, ricordiamo, annovera quale responsabile commerciale dell’area di Roma il capogruppo della Lista Marino, Luca Giansanti.
La Multiservizi «irrompe» nel piano di rientro
Sul tavolo una nuova agenzia per la lotta all’evasione per recuperare 500 milioni di euro
