Roma Capitale

L’enigma «magico» nella basilica del Papa

Cinzia Traliccic.tralicci@iltempo.it La basilica del Papa apre di sera. L’occasione è imperdibile per i turisti e per i tanti romani che la conoscono solo da fuori. Santa Maria Maggiore, la chiesa...

La basilica del Papa apre di sera. L’occasione è imperdibile per i turisti e per i tanti romani che la conoscono solo da fuori. Santa Maria Maggiore, la chiesa del miracolo della neve d’agosto, inaugura da sabato un ciclo straordinario di visite guidate per l’estate (durata 1 ora e 30 minuti, costo del biglietto 18 euro, prenotazione obbligatoria info: www.museoliberiano.net) organizzate dal museo del tesoro della basilica liberiana. Un’occasione per ammirare - nelle cinque date in programma - i mosaici nella loggia delle benedizioni (XIII secolo d.C.) con le statue degli angeli del Bracci, la sala dei Papi (inizio XVII secolo d.C.) e la scala barocca del Bernini, ma anche gli scavi archeologici sottostanti la basilica. L’area ospita - oltre ai resti di una domus romana (I-IV secolo) e al calendario ad affresco con scene agricole - il quadrato magico del sator, un gioco di parole palindrome che recita «Rotas opera tenet arepo sator», il cui significato ha attraversato i secoli ed è stato oggetto di molteplici interpretazioni. Tra queste, anagrammando tutte le lettere del quadrato si ottengono le parole Pater noster comprese tra la A e la O, che in greco rappresentano l’alfa e l’omega, con riferimento al principio e alla fine dell’Apocalisse. Ma in realtà il sator mantiene ancora intatto il suo enigma nonostante le ipotesi formulate. Completa la visita il museo del tesoro liberiano, con «La natività» di Arnolfo da Cambio, primo presepe della storia, commissionato allo scultore da papa Niccolò IV per celebrare il presepe di Greccio. Oltre l’itinerario guidato vale la pena, anche in altra occasione, la visita dell’intera basilica. Edificata sulla sommità dell’Esquilino da Sisto III (432-40) la basilica che custodisce l’immagine della Madonna della Neve, la Salus Popoli Romani, protettrice della città, ha avuto il nome di Basilica Sicinni per il tempo che vi regnò l’antipapa Ursicino, proclamato contro Damaso nel 366. All’esterno si staglia il campanile, il più alto di Roma con i suoi 75 metri ai cui rintocchi si aggiungono quelli della "sperduta". La leggenda narra di una pellegrina che arrivando a Roma a piedi di notte, si perse nella periferia e guidata dai rintocchi della campana giunse sana e salva a Santa Maria Maggiore. In ricordo del fatto la «sperduta» lasciò una rendita alla basilica affinché ogni notte la campana suonasse alcuni rintocchi a confortare i pellegrini in viaggio veso la città eterna.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.