È molto difficile non sentirsi vicini all’agricoltore di 71 anni che ha sparato un colpo per mettere in fuga il suo ex dipendente che si era intrufolato di notte nella sua proprietà. Certo, avrebbe potuto limitarsi a chiamare le forze dell’ordine e aspettare il loro arrivo, ma non deve essere affatto facile trovarsi in quella situazione ed essere costretti a prendere una decisione in pochi secondi. Per fortuna il ladro non è morto e non rischia la vita.Così potrà rispondere del reato che stava compiendo. La stessa sorte, purtroppo, dovrà affrontare il povero agricoltore che non ha fatto altro che difendere la sua proprietà e, soprattutto, la sua vita. Il dilemma si riassume in una sola domanda: è meglio sparare contro un ladro o incrociare le dita sperando che il bandito - una volta scoperto - non prema lui per primo il grilletto? Qualcuno potrebbe eccepire che il malvivente non era armato. Quindi, cosa avrebbe dovuto fare l’agricoltore? Chiedere gentilmente: «Signor ladro, ha per caso un coltello o una pistola? Ha intenzione di farmi del male?». Ovviamente non sarebbe stata una scelta saggia. Il problema, in questo caso, è la legge. L’arresto per tentato omicidio è dovuto. Sarà poi il magistrato a decidere se la parte offesa ha agito per legittima difesa o meno. Fatto sta, che un Paese civile, dovrebbe difendere i suoi onesti cittadini con una norma molto semplice: la violazione della proprietà privata deve sempre autorizzare la vittima a difendersi. In attesa che la legge cambi non resta che consolarci con la lapalissiana riflessione che è sempre meglio essere costretti ad affrontare un brutto processo (seppur ingiusto) piuttosto che un bel funerale.
Noi stiamo con chi ha il diritto di difendersi
È molto difficile non sentirsi vicini all’agricoltore di 71 anni che ha sparato un colpo per mettere in fuga il suo ex dipendente che si era intrufolato di notte nella sua proprietà. Certo, avrebbe...