Roma Capitale

Processo Cerroni con 150 richieste di parte civile

Il processo sul «sistema rifiuti» parte con le costituzioni di parte civile del Ministero dell’Ambiente, della Regione Lazio, dei comuni di Roma, Ariccia, Pomezia, Albano Laziale e Anzio, Wwf,...

Il processo sul «sistema rifiuti» parte con le costituzioni di parte civile del Ministero dell’Ambiente, della Regione Lazio, dei comuni di Roma, Ariccia, Pomezia, Albano Laziale e Anzio, Wwf, Legambiente, Codici e altre associazione ambientaliste. Tra le istanze anche quelle di diversi cittadini residenti nell’area inquinata della Valle Galeria, 150 in tutto. Alla sbarra degli imputati con l’imprenditore Manlio Cerroni anche Bruno Landi, ex governatore della Regione, Francesco Rando, amministratore unico di imprese appartenenti a Cerroni, Piero Giovi, socio di Cerroni e suo stretto collaboratore, Giuseppe Sicignano, già supervisore delle attività operative svolte presso impianti di Cecchina, Luca Fegatelli, già dirigente dell'area rifiuti della Regione Lazio e Raniero De Filippis, responsabile del dipartimento del territorio della Regione Lazio. Sono ipotizzati, a vario titolo e secondo le singole posizioni, i reati di associazione per delinquere, attività organizzate per il traffico di rifiuti, attività di gestione di rifiuti non autorizzata, frode nelle pubbliche forniture, truffa, abuso d'ufficio, falsità ideologica e materiale e violazione penale del Testo unico sull'edilizia. Sempre ieri i difensori degli imputati hanno presentato al Tribunale istanze per la revoca di misure cautelari che li costringono o al soggiorno obbligato o all’obbligo di presentarsi a firmare il registro dei sorvegliati. Il processo riprenderà il 23 giugno per decidere sulle varie istanze ed eccezioni presentate dalle parti. L'indagine, condotta dai carabinieri per la Tutela dell'ambiente, ha fatto emergere un sistema illecito nella gestione dei rifiuti nel Lazio, nelle mani di Cerroni, soprannominato «il Supremo». «È quasi superfluo - scrive il gip - definire i fatti», che sarebbero «di inaudita gravità anche per le dirette implicazioni sulla politica di gestione dei rifiuti e per le ricadute negative sulla collettività». È Cerroni il vero dominus, «esercita un rilevantissimo potere di controllo in seno alla Pubblica amministrazione». Attraverso i collegamenti con gli scomparsi Mario Di Carlo, ex assessore regionale con Marrazzo, e Arcangelo Spagnoli, responsabile unico, riesce ad avere un occhio di riguardo per l'impianto raccolta rifiuti e il termovalorizzatore di Albano.

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