No all’inceneritore, sì alla delocalizzazione dell’impianto Basf, il colosso della chimica contro cui combattono i comitati di Case Rosse e Settecamini che ieri hanno organizzato l’ennesimo corteo «per difendere la salute di tutti». Partenza dall’asilo, a poche decine di metri dall’azienda, arrivo davanti all’ingresso Basf, con una convinzione: «Mentre la politica latita, finalmente la magistratura si muove». L’iniziativa di ieri segue infatti il sequestro preventivo del laghetto per la pesca sportiva, limitrofo allo stabilimento di via Salone, da parte degli agenti del gruppo di Sicurezza pubblica emergenziale della Polizia Municipale di Roma e della Polizia Provinciale, che nei giorni scorsi avevano prelevato documentazione dal sito industriale nel quadro dell’inchiesta sullo stato di inquinamento dei terreni e delle falde acquifere. L’indagine vede anche indagati due dirigenti, legali rappresentati della Basf Italia, per aver «al fine di profitto, con attività continuativa e organizzata – si legge nel capo d’imputazione - gestito ingenti quantitativi di rifiuti mediante illecita attribuzione di codici Cer (Catalogo europeo dei rifiuti) in uscita dall’impianto al fine di consentirne lo smaltimento in assenza di autorizzazione specifica», nonché per aver «contaminato terreni e falde acquifere circostanti e sottostanti l’area interessata dallo stabilimento» ed aver «aperto un nuovo scarico discontinuo di acque reflue industriali senza autorizzazione e, segnatamente, per aver realizzato una cosiddetta isola ecologica». Le analisi dell’Arpa Lazio avrebbero evidenziato valori fuori limite per diverse sostanze inquinanti, tra queste nichel e arsenico, risultati che confermerebbero quanto da tempo sostenuto dai cittadini: «Ogni giorno questa industria classificata "insalubre di prima classe" - spiega Rocco Margapoti dal comitato Case Rosse - brucia tonnellate di rifiuti tossici e pericolosi provenienti da stabilimenti chimici di tutto il mondo, recuperando e riciclando i metalli preziosi residui della combustione, un business molto remunerativo per la multinazionale, che però non è più compatibile con la realtà ed i numeri del territorio circostante». Le prime case, ed un asilo, sono stati costruiti a poche decine di metri di distanza: «Già da novembre il Comune di Roma è al lavoro per la delocalizzazione - spiega Emilio Muntuori del comitato Settecamini - se il tavolo entro luglio non arriverà a una soluzione scenderemo in piazza, non vogliamo un’altra Ilva s Roma».
Ancora un corteo per delocalizzare la Basf
No all’inceneritore, sì alla delocalizzazione dell’impianto Basf, il colosso della chimica contro cui combattono i comitati di Case Rosse e Settecamini che ieri hanno organizzato l’ennesimo corteo...
