«Ho provato indignazione per l'infamia di quella scritta». Con queste parole Gianfranco Fini ieri ha commentato dal banco dei testimoni, davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Roma, la scritta apparsa il 4 giugno del 2010 su via del Colosseo: «Fini, Alemanno, Pacifici, tre me… judaiche!». Per quella e altre frasi apparse su muri, manifesti e striscioni, sette militanti del gruppo di estrema destra Militia (tra cui i leader Maurizio Boccacci e Stefano Schiavulli) sono a processo per associazione a delinquere, apologia di fascismo, diffusione di idee fondate sull'odio razziale ed etnico, procurato allarme, deturpamento e minacce ai rappresentanti delle istituzioni. «All'epoca - ricorda Fini - come presidente della Camera avevo rapporti con la comunità ebraica di Roma e ho preso parte a iniziative di carattere istituzionale organizzate dallo Stato d'Israele. Ho saputo dai giornali di quella scritta contenente espliciti epiteti antigiudaici». Un altro dei graffiti contestati agli imputati apparve il 29 settembre 2011 a Primavalle: «Fini, Alemanno, Rizzi, Vuolo - c’era scritto -, le vostre indagini fanno acqua da tutte le parti». Il riferimento era all'omicidio del 30enne Simone Colaneri.
Fini testimone contro Militia: «Indignato da scritte»
«Ho provato indignazione per l'infamia di quella scritta». Con queste parole Gianfranco Fini ieri ha commentato dal banco dei testimoni, davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Roma, la...
