Roma Capitale

Per i pizzardoni più multe più soldi. E scoppia la rivolta sui vu’cumprà

La proposta del Comune: il salario accessorio si recupera con le sanzioni

«Forme di incentivazione del personale con quota-parte degli introiti per sanzioni elevate ai sensi del Codice della Strada». Tradotto: più multe si fanno, più soldi finiscono nelle buste paga dei vigili urbani. Una proposta choc, che arriva direttamente dal Campidoglio ed è contenuta all’interno nel documento per il «riallineamento alla normativa contrattuale nazionale» consegnato ieri mattina dal vicesindaco Luigi Nieri ai sindacati di categoria. L’intenzione, in pratica, è quella di finanziare la «retribuzione accessoria incentivante» degli agenti di polizia locale con il denaro che arriva dalle multe agli automobilisti. E siccome il Ministero dell’Economia e Finanze, come noto, ha ampiamente bocciato la distribuzione omogenea degli incentivi ai dipendenti pubblici, non è difficile prevedere che i premi verranno suddivisi tenendo conto del «risultato», ovvero delle multe inflitte ai romani. Con una finora inedita equazione: più ti multo, più guadagno. Con questo atto, diffuso sui social network dal sindacato Usb, di fatto la Giunta Marino dimostra di voler recepire le linee di indirizzo formulate a febbraio dal Comandante del Corpo, Raffaele Clemente. In quel documento, si proponeva che il numero delle multe, delle rimozioni e dell’uso delle ganasce venissero «inseriti a pieno titolo nel sistema di valutazione dei dirigenti e dei dipendenti del corpo». La grande novità, rispetto a febbraio, è che il sistema di valutazione produrrà evidentemente dei benefici economici. Al momento, le parti sociali hanno respinto l’intero documento, anche perché il piano di riorganizzazione interno descritto nelle sue 8 pagine non convince per nulla le sigle sindacali. Anche se non è escluso che la base dei vigili possa vedere di buon occhio dei compensi aggiuntivi pesati sulle contravvenzioni. Intanto si fa incandescente lo scontro fra i vertici del Corpo e i vigili del Gssu, il gruppo che si occupa del contrasto all’abusivismo. Le colluttazioni e gli incidenti di questo ultimo periodo con gli ambulanti, culminate con l’aggressione di due giorni fa a Castel Sant’Angelo, ha portato gli agenti del gruppo speciale a chiedere la sospensione dei servizi antiabusivismo. In caso contrario i vertici «saranno da ritenere materialmente e moralmente responsabili degli eventi che si verificheranno a carico dei dipendenti». Da gennaio, infatti, ci sono stati ben 10 episodi fra aggressioni, colluttazioni e incidenti che hanno portato ad un totale di ben 100 giorni di prognosi medica, «ma molte altre volte i colleghi scelgono di non farsi refertare o addirittura di non relazionare», spiegano Stefano Giannini del Sulpl e Luigi Marucci dell’Ospol. Perentorio Mirko Anconitani, rsu del Gssu: «Vogliamo il ripristino della causa di servizio tolta dal Governo Monti nel 2011 e un diverso inquadramento contrattuale che ci riconosca come una forza di Polizia Locale a tutti gli effetti. Non siamo carne da macello al servizio del politico di turno». Su questi temi lo sciopero generale del 26 giugno proclamato dall’Ospol.

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