Rivoluzione Acea. Stavolta è scritta nero su bianco nella delibera approvata ieri dalla giunta capitolina e che sarà sottoposta all’esame dell’Assemblea dei soci il prossimo 5 giugno. Un vero e proprio tsunami con un obiettivo preciso: riduzione dei costi del management, ridotto il Cda da 9 a sette membri e con stipendi dimezzati, e maggiori utili per il socio di maggioranza, ovvero i cittadini romani. «Abbiamo scritto una delibera di sette punti che rappresentano le indicazioni della giunta - ha siegato il sindaco Marino - abbiamo deciso che Roma, nell’assemblea del 5 giugno, darà un indirizzo preciso sui compensi: il compenso complessivo di tutto il Cda sarà inferiore a quello che è attualmente il compenso complessivo del solo amministratore delegato, quindi al massimo il totale del Cda sarà di 800mila euro». Il bilancio dell’azienda leader di Roma Capitale è stato approvato così come la distribuzione degli utili ma, qualora l’assemblea dei soci approvasse le indicazioni della giunta, a piazzale Ostiense si metterebbe in pratica una vera e propria rivoluzione. Nel particolare: a partire dall’anno 2014 l’azienda deve aumentare la quota da accontonare a riserva, finora ai minimi di legge, in modo da incrementare le risorse per gli investimenti. Il Consiglio di amministrazione scende da nove a sette membri, nel particolare quattro per Roma Capitale, due per Caltagirone e uno per i francesi di Gdf-Suez. Novità sostanziali poi per quanto riguarda il compenso: al presidente Acea verranno corrisposti 120 mila euro, contro gli attuali 488.217; l’amministratore delegato percepirà 260mila euro di retribuzione fissa e una parte variabile i 210mila euro (attualmente il compenso totale dell’ad Gallo è di 851.245 euro). Per gli altri componenti del Consiglio di amministrazione lo stipendio scende a 24mila euro, compresi i gettoni di presenza, al quale si possono aggiungere tremila euro lordi annui per ogni partecipazione a un Comitato, per un massimo però di seimila euro. Un altro elemento decisivo che la giunta propone di introdurre è quello della gratuità degli altri incarichi all’interno delle società del gruppo Acea, ad esempio l’attuale presidente percepiva 72mila euro per incarichi in un’altra della società di Acea. Di fatto l’intero costo del Consiglio di amministrazione sarà di circa 800mila euro. «Su tutto questo- ha detto ancora Marino- la giunta ha indicato che Acea debba tener conto della sua mission di interesse anche per l’azionista pubblico nei tre settori strategici: idrico, elettrico e chiusura del ciclo dei rifiuti. Abbiamo poi deciso di esprimere un voto contrario sulla remunerazione per il 2013. Risulta infatti che il cda non ha tenuto conto della deliberazione assembleare circa il criterio con cui determinare i compensi di presidente e Ad, lasciando la quantificazione degli stessi al Cda». Tutto pronto insomma per l’assemblea del 5 giugno. La squadra Marino è pronta con la rosa dei candidati che prevede come Ad Alberto Irace (gradito a Renzi), presidente Catia Tomasetti (a Delrio), e i consiglieri Elisabetta Maggini (apprezzata da Legnini) Paola Profeta (lettiana) e Franco Paparella (ex commissario Farmacap, stimato da Alfano). Fuori, al momento, il Pd romano che, insieme a Sel ha già mostrato i denti. Per motivi diversi ma con una strada di opposizione al sindaco che potrebbe presto convergere.
Rivoluzione Acea. Stipendi dimezzati
Il Cda scende da nove a sette membri. Costerà 800mila euro, quanto il solo, attuale, Ad. Addio ai doppi incarichi
