Roma Capitale

Contributi e patentino per vendere ai mercatini

Stop a chioschi e «apette» vicino i monumenti e freno alla liberalizzazione degli orari dei negozi

Mai più apette e chioschi itineranti in centro, un freno agli orari di chiusura e apertura dei negozi, nuova legge sugli outlet. E poi via il criterio di equivalenza per gli ambulanti che perdono una postazione accanto ad un monumento o un sito archeologico, regole certe e trasparenti per i mercatini domenicali, un albo per chi vende oggetti di antiquariato, opere di pittura e scultura su strada. Sono alcune delle novità contenute nell’ultima bozza della nuova legge regionale sul commercio che da tempo attende l’approvazione. Non è detto che, prima della stesura definitiva, non ci saranno correzioni o modifiche a questo testo, visto che i fogli in nostro possesso sono pieni di righe tracciate sugli articoli, modifiche in rosso, parole cancellate, ma al momento la bozza la dice lunga sulla volontà della Regione di voler scrivere una legge che risponda a molti dei problemi sollevati in questi anni riguardo al settore commercio, derogando ai Comuni la decisione finale su molte materie. Ambulanti Si comincia proprio dagli ambulanti. Il Comune di Roma e la Sovrintendenza provano ormai da tempo a spostare i chioschi che deturpano la vista dei movimenti più importanti della Capitale. Senza però riuscirci, perché nella "vecchia" (ma ancora in vigore) legge regionale numero 33 è scritto chiaro e tondo che se sposti un chiosco che ha l’occupazione accanto ad un sito di pregio, devi trovargli un posto di eguale prestigio. Adesso, però, si cambia. Nel nuovo testo l'equivalenza sparisce e subentra l’"opzione" offerta dal Comune al titolare del chiosco che potrà scegliere tre diversi luoghi dove posizionarsi perdendo in ogni caso la possibilità di rimanere dove era prima. La bozza di legge intende mettere la parola fine anche al commercio su aree pubbliche in forma itinerante. Stabilisce, infatti, che «è vietata questa forma di commercio nei centri storici dei comuni con popolazione superiore ai cinquantamila abitanti». Roma ci rientrerebbe in pieno. Mercatini Nuove regole per chi vende all'interno dei mercatini. Innanzitutto si chiede che chi partecipa dimostri di essere in regola con il versamento dei contributi poi, per i mercatini di antiquariato, si stabilisce che gli operatori non professionali che vendono beni ai consumatori in modo occasionale possono partecipare a questi mercati solo 4 volte in un anno e devono munirsi di un tesserino di riconoscimento, che sarà conservato in un apposito albo a disposizione dell’amministrazione. Un modo, questo, per rimettere un po’ d’ordine nella giungla dei mercatini romani che invadono ormai strade e piazze dei Municipi e che sfuggono a qualsiasi controllo sulla qualità dei beni venduti. Orari dei negozi Altro argomento scottante quello degli orari dei negozi che, da quando esiste la liberalizzazione, mette una di fronte all’altra le diverse esigenze tra piccola e grande distribuzione. La prima che vorrebbe ripristinare almeno le festività obbligate come Natale, Capodanno, 6 gennaio o Ferragosto, la seconda che fa della liberalizzazione il suo cavallo di battaglia. La Regione apre alla possibilità di porre un freno all’eccesso di liberalizzazione e pur riconoscendo che sono gli esercenti a stabilire orari di apertura e chiusura, dice anche che i comuni possono prevedere eventuali limiti, adeguatamente motivati, da porre agli orari delle attività commerciali ìse connessi alla tutela della salute dei lavoratori, dell'ambiente, dei beni culturali e della sicurezza». Outlet Una nuova forma di commercio che sta letteralmente invadendo il mercato ma che è totalmente senza regole. In pratica, si compra tutto a prezzi super scontati, ma quale garanzie per il consumatore? A grande richiesta, le associazioni dei commercianti volevano regole certe per gli outlet. La Regione sembra averli accontentati. Nella bozza si legge che la vendita in outlet può essere praticata all’interno di ogni struttura commerciale, basta una semplice denominazione, e che ad essere venduti sono prodotti non alimentari fuori produzione, di fine serie, difettati, prototipi e rimanenze di magazzino. Salta agli occhi che accanto agli outlet, la bozza della nuova legge citava i temporary store. Ma l’articolo che ne disciplinava la natura, stabilendo tra l’altro che dovevano chiudere dopo 45 giorni, è stato cancellato. Riapparirà in una nuova bozza?

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