Metti un ingegnere informatico a capo dell’università più antica d’Italia, La Sapienza naturalmente. Non sarebbe una novità ( Antonio Ruberti fu Magnifico dal 1976 al 1987) ma le cose cambiano di molto, se aggiungiamo che non ha i baffi e si chiama Tiziana Catarci, un’affascinante signora bionda, elegante, simpatica, affabile nonché mamma di ragazzo di 12 anni. È una scommessa in cui crede Catarci, docente di sistemi di elaborazione delle informazioni alla facoltà di Ingegneria dell'Informazione, Informatica e Statistica e presidente del Centro InfoSapienza. È stata prorettore per le Infrastrutture e le Tecnologie e si è dimessa dalla carica (l’unica a farlo) da quando ha deciso da candidarsi per la poltrona dove ancora per poco siede Luigi Frati. Dopo un medico, un magnifico ingegnere? «Mi ispiro a Antonio Ruberti che ha contribuito a inventare tutto il settore dell’automatica e a fondare il dipartimento di informatica. Come lui credo che bisogna operare sul presente e sul futuro. E lavorando concretamente per migliorare piani realizzabili» Come pensa di affrontare i problemi della Sapienza? «Alcuni dall’interno per altri facendo pressioni a livello governativo. Bisogna agire per bloccare questa politica di tagli sconsiderati dei finanziamenti al sistema universitario. Il futuro del Paese si basa su cultura, innovazione, istruzione. Altrove si accrescono i finanziamenti alla ricerca qui si continuano a tagliare». Poi c’è il calo delle iscrizioni e gli abbandoni. «Non possiamo ignorare il fatto che la disoccupazione giovanile è al 40%. C’è bisogno di rinnovamento sempre rispettando la libertà d’insegnamento. Penso a percorsi formativi più vicini alle nuove professionalità , più placements, l’aumento del rapporto con l’industria, figure professionale ibride per le quali non esiste attualmente formazione.Eppure si tratta di professionisti ricercati sul mercato del lavoro. Come il digital humanist o lo smart designer» Come potrebbe configurarsi questa formazione ibrida che abbraccia discipline di differenti dipartimenti? «Vanno creati indirizzi multidisciplinari, corsi di alta formazione post laurea, va sviluppato l’alto apprendistato. Si possono impiegare fondi europei stanziati ad hoc. Si tratta di percorsi professionali comunque accademici che vanno ad impattare sull’impiego». Una novità nel panorama accademico italiano. «Le digital humanities di Stanford hanno competenze classiche e competenze informatiche . Il Mit prevede nel primo biennio di formazione anche la cultura umanistica. Ci deve essere anche un’innovazione negli strumenti tecnologici che si utilizzano. La formazione a distanza, l’e-learning che può recuperare i fuori corso e gli abbandoni . L’apprendimento a distanza può essere utilizzato con l’apprendimento tradizionale. Altro tassello è l’internazionalizzazione». Diventa Rettore. La prima cosa che fa? «Riunisco la squadra e mi metto al lavoro sulla didattica la ricerca con attenzione alle ricadute sul mondo produttivo e aperture alla società civile. E poi ci tengo particolarmente alla trasparenza amministrativa: l’open date aumenta la condivisione».
Sfida rosa a La Sapienza: «Il futuro è qui»
Innovazione della didattica e della tecnologia. Creazione di nuove figure professionali ibride
