Giancarlo Cremonesi resterà al vertice della Camera di commercio di Roma. La sezione terza ter del Tar del Lazio ha accolto il suo ricorso contro la delibera che ha introdotto nello statuto camerale l’ipotesi della sfiducia del presidente e della giunta. La possibilità di far decadere queste cariche «costituisce una lesione all’equilibrio precedente, basato sulla stabilità di dette figure, tendenzialmente per tutta la durata della consiliatura». L’articolo 27 bis è stato introdotto il 4 novembre scorso, dopo che erano naufragati i tentativi di convincere Cremonesi a dimettersi dalla poltrona più alta della Camera di commercio. Proprio sulla base di questa nuova norma, e due giorni dopo la sua entrata in vigore, 24 consiglieri su 32 hanno presentato la mozione di sfiducia al presidente, colpevole di aver «progressivamente perso di credibilità». Il riferimento è al cosiddetto «accordo della staffetta», che prevedeva un «passaggio di testimone» a metà mandato tra Cremonesi, espressione del mondo degli industriali, e un esponente delle pmi, scelto nel direttore della Cna di Roma Lorenzo Tagliavanti. «Si è assistito al brutale asservimento dell’istituzione per perseguire «logiche camerali inficiate da eccesso di potere per sviamento», spiegava il ricorso di Cremonesi. Contestazioni che trovano conferma anche nella sentenza depositata ieri: «Nessuna norma della legge prevede il cosiddetto vincolo di mandato, quale presupposto della "fiducia" e della "sfiducia". La gestione della Camera di commercio non è influenzabile da modificazioni dell’assetto politico-istituzionale e indenne da possibili contrapposizioni fra forze sociali e imprenditoriali». «Peraltro non si può ignorare - concludono i giudici amministrativi - che, sotto un profilo meramente "pratico", tutto era già predisposto per esercitare la sfiducia nella seduta del 12 dicembre 2013, con la stessa maggioranza che aveva deliberato l’introduzione della norma contestata». «È palese che l’articolo 27 bis è stato introdotto al solo evidente fine di mandare a casa Cremonesi per metterci un altro soggetto», è il commento del suo legale, il professore Federico Tedeschini. Di tutt’altro avviso le associazioni delle piccole e medie imprese. «La vicenda sta assumendo una coloritura paradossale degna del migliore teatro dell’assurdo - si legge in un comunicato di Alleanza Pmi Roma 97.6 - Una questione che era squisitamente politica si è tramutata in materia per avvocati. Evidentemente il "poltronismo" deve essere un vezzo assai ben radicato nel presidente della Camera di commercio e leader di Acea». Chi fa riconoscere i propri diritti «non può essere accusato di ricercare vantaggio personale - replica Giancarlo Cremonesi - Non si possono assecondare atti di prepotenza e arroganza solo per far contento qualcuno, da sostituire a me». Il riferimento sembra essere proprio a Lorenzo Tagliavanti, che si sarebbe dovuto alternare a Cremonesi in virtù dell’«accordo della staffetta». «Ben 70 statuti delle Camere di commercio d'Italia prevedono la mozione di sfiducia - spiega Tagliavanti - per questo faremo appello al Consiglio di Stato contro la singolare decisione presa dal Tar».
Il Tar del Lazio dà «la fiducia» a Cremonesi
Giancarlo Cremonesi resterà al vertice della Camera di commercio di Roma. La sezione terza ter del Tar del Lazio ha accolto il suo ricorso contro la delibera che ha introdotto nello statuto camerale...