Roma Capitale

Acea, Marino non molla e va dai giudici

Presentato il ricorso contro la mancata convocazione dell’Assemblea

Nel giorno in cui Giancarlo Cremonesi, presidente della Camera di Commercio di Roma e di Acea spa, incassa la vittoria in tribunale contro la sfiducia a via de’ Burrò, il sindaco Marino sferra un altro attacco sul fronte Acea e fa ricorso alla magistratura, nonostante tutto. Un braccio di ferro insomma sul quale il primo cittadino non molla. Neanche davanti al richiamo Consob, neanche alla mozione firmata da tutti i gruppi consiliari, tranne Pd e Lista Marino, che definisce «illegittima» la richiesta del sindaco all’Assemblea dei soci sul rinnovo e la riduzione dei componenti il Consiglio di amministrazione. «Mi auguro che prevalga il buon senso e il rispetto della legge - ha dichiarato a Radiocor l’avvocato Gianluigi Pellegrino che assiste il Comune di Roma - e che il cda di Acea dopo così reiterata illegittima omissione finalmente convochi con l’urgenza imposta dalla legge l’assemblea richiesta dal socio di maggioranza. Altrimenti saremo costretti a insistere che lo faccia il tribunale come previsto dal codice civile». L’avvocato Pellegrino, ricordiamo, assiste l’Avvocatura capitolina (dove peraltro gli stipendi sono a sei cifre), ed è lo stesso che in più occasioni ha peronato le cause del Pd, come quella delle quote rosa nella giunta Alemanno. Il ricorso, comunque è stato presentato per nome e per conto del Campidoglio in base alla violazione dell’art. 2367 del codice civile che impone che l’assemblea richiesta dal socio sia convocata e si svolga senza ritardo e si denuncia il comportamento «omissivo e dilatorio» tenuto dal consiglio di amministrazione, soprattutto considerando che gli argomenti proposti dall’amministrazione capitolina riguardavano proprio la revisione dei compensi dei consiglieri di Acea e la governance. E ancora: l’omissione e il ritardo del cda nell’adempiere alla richiesta del socio di maggioranza sono stati - a parere del ricorrente - diffusamente letti come funzionali a far sì che l’assemblea si tenga dopo le elezioni europee. Si tratta di profili, è scritto nel ricorso, che da un lato aggravano la violazione di legge posta a tutela degli interessi della società e del mercato e dall’altro ulteriormente evidenziano il danno alla società e al socio di maggioranza che l’omissione e il ritardo da parte del cda sta provocando. Al Tribunale si chiede, pertanto, di garantire il rispetto della legge con la convocazione e celebrazione senza ulteriore ritardo dell’assemblea richiesta dal socio di maggioranza». Forse inconsciamente, ma è proprio il ricorso a dare uno spunto di riflessione inedito sull’accanimento del primo cittadino nei confronti del Cda Acea, quando circa un mese fa aveva espressamente dichiarato che la questione non era più una priorità. Perché lo è diventata adesso allora? Nel bel mezzo dell’ennesima lotta per l’approvazione del decreto Salva Roma, della stesura di un bilancio complicatissimo, di un equilibrio politico in Campidoglio pericolosamente basculante, tanto che proprio su Acea Marino è finito in minoranza? Sarà proprio l’imminente campagna elettorale per le europee? L’Assemblea dei soci è stata convocata per il 5 giugno, ad elezioni avvenute. Evidentemente un problema per qualcuno. La parola a questo punto ai magistrati.

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