«Una chiesa in ascolto e sempre all'opera». È così che a don Franco piace presentare la comunità parrocchiale di Nostra Signora di Guadalupe, a partire da se stesso fino ai sacerdoti e ai laici collaboratori. «È bello, in questo modo, vivere il servizio proposto da Gesù. Sono le suore messicane, fondatrici della chiesa, a darci questo esempio: vennero via dal Messico - racconta - riparando a Roma e iniziando, o meglio continuando, quello che Gesù ha insegnato con la sua vita terrena da Figlio di Dio, inviato del Padre nel mondo». Proprio ad un piccolo gruppo di religiose messicane si deve, infatti, l'origine della devozione degli abitanti di Monte Mario alto alla Madonna di Guadalupe, da cui prende il nome la parrocchia. Le Figlie di Maria Immacolata di Guadalupe si stabilirono nel 1927 nella zona e fondarono la chiesa dedicata alla loro patrona, apparsa miracolosamente quattro secoli prima all’umile indio san Juan Diego, che diventò parrocchia nel 1932. Le opere e la chiesa furono affidate al clero secolare romano, perché le suore donarono tutto il loro istituto quando poterono rientrare in Patria. La chiesa spicca all'occhio dall'omonima piazza, che ancora oggi rappresenta un luogo di aggregazione per il quartiere. E Nostra Signora di Guadalupe svolge da molti anni tale funzione. Don Franco Mammoli, il parroco, modi affabili e grande disponibilità, conosce bene la realtà di un'area che serve oltre 20.000 abitanti e circa 5.000 famiglie, con una popolazione molto diversificata e una forte presenza di anziani. «La comunità si ritrova soprattutto nel comunicare la fede per i giovani e per gli adulti, cercando di venire in soccorso laddove è possibile» spiega. Per questo, dal 16 marzo, alle 12.15, si tiene una celebrazione eucaristica di solidarietà per chi è disoccupato o ha perso il lavoro. «Con alcuni collaboratori desideriamo poter aiutare chi sul fronte professionale non sta attraversando un buon momento, sostenendolo moralmente ed economicamente e invitandolo anche a stare vicino al prossimo indigente, donando un po' del proprio tempo e delle proprie capacità». Qui è anche ben strutturato il cammino di preparazione delle coppie al sacramento del matrimonio, 14 incontri con un ritiro finale. E poi c'è il progetto educativo dei giovanissimi, che quest'anno presenteranno lo spettacolo «Forza venite gente», senza contare l'entusiasmo dei ragazzi che si «sfidano» nel servire all'altare. La riqualificazione degli spazi interni ed esterni alla chiesa costa sicuramente sacrifici e il parroco non può fare a meno di sottolineare «quanto generosi siano i parrocchiani: attraverso le sole offerte si sono potuti effettuare numerosi lavori». Particolare attenzione è rivolta alle famiglie bisognose. La parrocchia poi assicura la massima apertura ai separati, «nel rispetto di quanto stabilisce la Chiesa e delle parole del Papa: grazie ai gruppi familiari mostriamo attenzione al problema dei matrimoni finiti e alle coppie conviventi». Ma Nostra Signora di Guadalupe è anche e soprattutto chiesa della carità e dell'ascolto: dal Volontariato Vincenziano alla Caritas fino al gruppo di operatori che collabora con il Dipartimento di igiene mentale. Non mancano le attività sportive (calcetto e pallamano), con partecipazioni ai campionati Csi, come i momenti di aggregazione per gli adulti, fra découpage, ballo, ginnastica dolce e visite culturali. E i più piccoli? Hanno iniziato la scuola di ballo che insegna non solo i primi passi delle varie danze, ma pure le prime preghiere. Come dire, gli step iniziali della fede: una specie di post battesimo.
Messa per chi è senza lavoro
La chiesa nacque grazie alle suore messicane. La generosità dei fedeli
