Roma Capitale

Marino dichiara guerra ai vertici di Acea

Diffida alla società: basta rinvii e subito l’assemblea su riduzione del cda e dei compensi AZIENDE E PERSONALE Marino vuole tagliare 4mila dipendenti

Marino va alla guerra per Acea. Noncurante della tregua fissata nel cda di lunedì scorso il sindaco ha sparato ad alzo zero contro i vertici della società. Prima con una diffida di ben nove pagine per «garantire l’immediata celebrazione dell’assemblea che il Comune, socio di maggioranza, aveva chiesto il 3 marzo scorso con all’ordine del giorno la riduzione dei compensi e del numero dei membri del cda», poi con un videomessaggio pubblicato sulla pagina di Facebook del primo cittadino nel quale ha ribadito le ragioni della sua ostinazione nel chiedere, in qualità di socio di maggioranza, una decisione celere sulle sue richieste. Una rottura completa e su tutti i fronti. Con tanto di attacco frontale: «9 consiglieri di amministrazione vogliono rimanere imbullonati, almeno per un altro trimestre, alle loro poltrone con i loro salari». E dire che dal cda era uscita una linea accomodante da parte dei consiglieri. Una lettera firmata dal presidente Cremonesi è stata recapitata ieri all’inquilino del Campidoglio spiegando che «la puntuale formulazione dell’ordine del giorno sarà decisa e comunicata entro e non oltre il 2 aprile, allo scopo di tenere conto delle ulteriori precisazioni che Lei vorrà fornire». Insomma massima apertura. Anche perché trattandosi di società quotata è necessario «assicurare la massima e più trasparente informativa ...e minimizzare il rischio di eventuali impugnative». Consiglio non apprezzato. Marino ha, infatti, untualizzato di voler risparmiare soldi con la revoca dei membri del cda. Un sentiero rischioso perché resterebbe in capo all’azienda l’obbligo di continuare a pagare sia gli uscenti e sia gli entranti. Insomma un doppio costo. Anche caro secondo i primi calcoli. Una faccenda che si ingarbuglia perché i soci francesi di Gaz de France, multinazionale transalpina, faticano a digerire un ridimensionamento del cda che gioca a loro sfavore. Ma il rischio estremo è la loro uscita da Acea che avrebbe pesanti ripercussioni sul valore della società. Insomma la politica in questo caso può distruggere valore. La sensazione è che la fretta di Marino sia figlia del clima politico. Delle prossime elezioni Ue e dei riflessi sulla politica locale. Acea però è patrimonio della città. E non del Campidoglio.

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