Roma Capitale

Scout e teatro per attrarre i giovani

La chiesa costruita con i fondi raccolti dai vescovi del Nord America

Padre Giancarlo Breda ha 70 anni ed è un grande sportivo. Organizza le partite di calcetto per le squadre della parrocchia e lui stesso confessa di non cavarsela male con il pallone tra i piedi. Ma la sua vera passione è lo sci: «Fino all'anno scorso - racconta - andavo sulle piste insieme ai ragazzi, adesso però, gli anni iniziano a farsi sentire!». La parrocchia di padre Giancarlo si trova in via Giovanni Battista De Rossi, nel quartiere Nomentano, e non ha mai avuto vita tanto facile. A cominciare dal nome: parrocchia di Nostra Signora del SS. Sacramento e SS. Martiri Canadesi. Può succedere che una chiesa abbia un nome lungo, ma «in questo caso - dice con una battuta il parroco - non entra nemmeno negli spazi commerciali!». La seconda parte di questo «ingombrante» nome è dovuta a un'intuizione dell'Economo generale ai tempi della costruzione. A Roma ancora non esisteva una chiesa nazionale canadese, così il sacerdote si rivolse ai vescovi di quel Paese in cerca di fondi: «Loro donarono la cifra scritta nel preventivo - ironizza il parroco - non sapendo che in Italia raramente corrisponde alla reale spesa finale». Ma anche dopo aver trovato i soldi, o almeno una parte, ci fu un ultimo piccolo intoppo: il primo progetto venne rifiutato dal Consiglio di Antichità e Belle Arti perché ritenuto «non idoneo alle esigenze pastorali e non in linea con il luogo e l’ambiente in cui doveva essere costruita la chiesa». Il progetto definitivo, invece, quello dell'architetto Bruno Maria Apollonj Ghetti è originale e affascinante: si ispira ai missionari che subirono il martirio nelle foreste vergini del Canada. Nell'edificio ci sono degli archi che ricordano fasci di palme stilizzate che nascono dal suolo e crescono verso l'alto, dove si dilatano, si abbracciano e si ripetono, come in una grande foresta. Ai tempi della costruzione, negli anni 60, i residenti nella zona della parrocchia erano piu di 6000. «Ora - dice padre Giancarlo - sono meno di 4000. Gli uffici stanno lentamente prendendo il posto delle case, e gran parte di quelle rimaste sono abitate da studenti fuori sede. I prezzi sono alti e molti ragazzi sono costretti a stare in affitto in nero. Non essendo di zona poi, nel weekend non ci sono quasi mai, e la loro partecipazione alla vita parrocchiale è abbastanza limitata. Quelli che vengono però, - assicura il parroco - restano a lungo». A caratterizzare il cammino spirituale dei parrocchiani dei Santi Martiri Canadesi, infatti, è il dopo-cresima. Il legame che si forma qui, durante gli anni di catechesi, molto spesso spinge ragazzi e adulti a conservare il loro rapporto con la comunità anche dopo la cerimonia. Ognuno di loro, a rotazione, va a casa di un altro e viene accolto dalla famiglia per confrontarsi sui testi sacri secondo un calendario prestabilito. Così su quattro incontri del dopo cresima solo uno si tiene in parrocchia. Gli scout dei Santi Martiri Canadesi, lo storico gruppo Roma85, è molto numeroso e vivace: «Sono un'ottantina di giovani e sono inarrestabili, giocano e si divertono ad ogni ora facendo un gran chiasso! Potrebbero farsi vedere un po' di più a messa - scherza il parroco - ma sono tutti bravi ragazzi». C'è poi un gruppo teatrale, composto in gran parte da universitari, anche loro molto attivi. «In questi giorni stanno preparando "I Miserabili" e vengono a tutte le ore per provare, sono instancabili». Due modi per attrarre i giovani e avvicinarli a un cammino di fede.

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