Roma Capitale

Freddato nel suo bar Killer si pente: 2 arresti

Uno dei due sicari teme la vendetta e vuota il sacco

Diecimila euro e un etto di coca: questo è il prezzo per una vita strappata a colpi di calibro 7.65 tra le case popolari di Tor Bella Monaca. Diecimila euro e un etto di coca per entrare in un bar affollato di clienti che guardano la partita in tv, e sparare tre colpi a bruciapelo che portano dentro i confini del raccordo, le dinamiche criminali delle vendette trasversali. Questo valeva la vita di Serafino Cordaro (ex componente della banda della Marranella con legami di parentela diretta con uno dei gruppi criminali che gestiscono lo spaccio di droga nel quartiere), ammazzato in un giorno di fine inverno nel suo bar, come vendetta indiretta per un tentato duplice omicidio messo in piedi dal suo gruppo di riferimento. Ci hanno messo meno di un anno gli agenti della mobile di Renato Cortese a stringere il cerchio su un omicidio che, per le modalità seguite, aveva lasciato sbalorditi gli stessi investigatori. E così, tra reti capillari di spaccio e bande armate che controllano il territorio, sono finiti in galera Stefano Crescenzi (pezzo da 90 nello spaccio di stupefacenti del quadrante sud della Capitale e già coinvolto nell’operazione Orfeo) e Giuseppe "Puccio" Pandolfo (pluripregiudicato messinese da anni trapiantato in città che, materialmente, avrebbe premuto il grilletto quella sera di marzo del 2013). Un’indagine meticolosa quella portata avanti dagli inquirenti che, grazie al pentimento del killer, sono riusciti a ricostruire uno spaccato criminale disarmante. Fondamentale nelle indagini è stato il pentimento di Pandolfo che, temendo per la sua incolumità, ha approfittato di un fermo dovuto ad una rapina per vuotare il sacco: «Abbiamo fatto un passaggio di sera – racconta il killer reo confesso agli investigatori – poi io sono tornato da solo, camuffandomi un poco per vedere bene l’obbiettivo da colpire. Sono entrato nel bar e la vittima era dietro il bancone, ho sparato dal lato del bancone e l’ho colpito al petto: poi ho gridato ai clienti di uscire tutti, ho fatto il giro del bancone e gli ho sparato in testa. Crecenzi, Fiorà e Manolo mi aspettavano ai giardinetti e mi hanno festeggiato. Crescenzi mi aveva promesso 10 mila euro come compenso oltre ad un etto di cocaina. Poi mi ha dato solo 2300 euro e 3 o 4 grammi di coca. Ritengo che Crescenzi traccheggiasse perché sapeva che dovevo morire». Droga e armi, attentati falliti di un soffio e omicidi tra la folla: la Roma che viene fuori dal racconto di "Puccio" Pandolfo agli inquirenti segna un punto di non ritorno tra mandanti che vogliono mantenere il potere sullo spaccio e gruppi che tentano di ritagliarsi più spazio, sullo sfondo di una realtà abbandonata a se stessa dove la «vendetta se serve su un piatto freddo».

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