Tutto fermo al centro di accoglienza per rifugiati di Catelnuovo di Porto, in attesa della pronuncia dei giudici amministrativi. Non si sa ancora a chi spetta la gestione del Cara sulla via Tiberina, che rischia per questo di sprofondare nel degrado, dopo mesi di inerzia. Un appalto di 21 milioni di euro vinto dal consorzio di cooperative sociali Eriches 29 e reclamato dalla società uscente Gepsa, contesa su cui domani si pronuncerà la sezione prima ter del Tar del Lazio. La Prefettura di Roma a febbraio del 2013 bandisce una gara europea per affidare il servizio di gestione del centro per rifugiati. Ad aggiudicarsi l’appalto milionario è Eriches 29, con un'offerta ritenuta anomala e sottoposta per questo alla valutazione dell’amministrazione. Il servizio, infatti, sarebbe costato 200mila euro al mese in meno rispetto al precedente gestore: la ditta francese Gepsa, che per un anno ha beneficiato di una proroga in attesa della nuova gara. Dopo quattro mesi, un decreto del prefetto Giuseppe Pecoraro assegna la gestione del Cara di Catelnuovo di Porto al consorzio di cooperative sociali vincitore. Poco dopo le imprese Auxilium e Gepsa, rispettivamente seconda e terza classificata, fanno ricorso al Tribunale amministrativo regionale. All’udienza del 16 gennaio scorso, il collegio propone alle parti di rinunciare all’istanza cautelare e di rinviare la decisione nel merito al 13 marzo 2014. In un primo momento, le due società ricorrenti accettano la proposta e di conseguenza la Prefettura il 21 febbraio sottoscrive con Eriches 29 il contratto di appalto, con decorrenza dal primo marzo. Tuttavia la Gepsa ci ripensa e il 24 febbraio, a contratto già firmato, deposita una nuova istanza cautelare al Tar del Lazio, accolta dal giudice anche se ricalca quella precedente. L’effetto prodotto è stato il blocco dell’affidamento del servizio: a oggi il Cara è ancora in balia di questa guerra giudiziaria. Ma chi sono i due contendenti? Da una parte c’è il consorzio di cooperative sociali Eriches 29 che gestisce il campo nomadi di Castel Romano; nove centri di accoglienza per 491 profughi e richiedenti asilo dislocati nei comuni di Anguillara Sabazia, Tivoli, Ciampino e Marcellina; e altri 5 centri per 300 persone in convenzione con la Prefettura. A ciò si aggiunge il centro di accoglienza per immigrati di via Silicella, a Roma, quello per minori stranieri di via del Frantoio, quello per senza fissa dimora a Castelverde, la "Casa di Elettra" per madri single e i 135 appartamenti per le persone sfrattate. Dall'altro lato c’è la società Gepsa, del gruppo multinazionale Gdf Suez, leader nel settore dell’energia elettrica e del gas, esperta nella gestione dei penitenziari francesi. «In Francia tutto ciò non sarebbe mai accaduto - si lamentano i vertici del consorzio Eriches 29 - invece in Italia assistiamo all’esecuzione di un appalto pubblico in capo a una ditta straniera che, insieme ai propri partner, non solo non stabilizza il personale, ma esegue il servizio con un notevole aggravio di costi». C’era già stato, infatti, un precedente ricorso alla giustizia amministrativa nella gara risalente a ottobre 2011. Il Consiglio di Stato, con sentenza del 14 dicembre 2012, aveva condannato il raggruppamento di imprese con capofila Gepsa a risarcire il secondo classificato per circa 200 mila euro annui.
Centro rifugiati bloccato dai francesi. Palla al Tar
La società uscente rivuole l’affidamento del servizio anche se costa 200mila euro in più al mese
