Roma Capitale

Protagonisti in un quartiere solidale

E per i bambini più piccoli un modo innovativo di spiegare la Bibbia

La parrocchia Sant'Andrea Avellino è stata istituita nel 1981 ma la chiesa che la ospita è stata consacrata solo nel 1996, salutata dalla visita pastorale di Giovanni Paolo II. La parrocchia, retta da don Claudio Occhipinti, svolge per i suoi 4.000 parrocchiani un ruolo fondamentale nella zona in cui sorge, tra via Trionfale, il parco dell'Insugherata e il Raccordo. «È un quartiere senza sbocchi - spiega don Claudio - si esce da dove si entra. È abitato da famiglie provenienti soprattutto da altre regioni ma anche dal personale dei vari ospedali delle vicinanze (San Filippo Neri, Gemelli e Sant'Andrea). Non è situato in una zona di scorrimento e i punti di ritrovo sono scarsi; questo fa sì che, come molti altri quadranti periferici della Capitale, può trasformarsi in un quartiere dormitorio». Come in molte altre periferie un ruolo di primo piano lo svolge la parrocchia: «La nostra è una realtà molto variegata e non si limita alle sole attività di preghiera, anzi! Facciamo molto per venire incontro alle esigenze di tutte le fasce d'età presenti nel nostro territorio che è caratterizzato da una forte presenza di anziani ma anche da molti giovani». Molte sono infatti le opportunità che, grazie alla collaborazione dei parrocchiani, sono state rese possibili e che nascono ogni anno. Per la terza età, in particolare, si va oltre le iniziative volte al mero svago o aggregazione: molto frequentati sono i corsi di informatica, a cui gli anziani e meno anziani prendono parte con grande entusiasmo, così come i corsi di cucina. Ma anche l'attività fisica vuole la sua parte, e «le amiche della terza età» possono infatti dilettarsi con i corsi di ginnastica se non addirittura di pilates. Molto frequentati anche i corsi di pittura e acquarello. Tuttavia con l'arrivo negli ultimi anni di numerose famiglie dal centro Italia, la presenza giovanile nel quartiere è aumentata in maniera consistente e gran parte degli sforzi della comunità parrocchiale sono incentrati «nell'aiutare questi ragazzi a crearsi delle prospettive per il futuro». In questa direzione va ad esempio il «gruppo giovani» grazie a cui dall'adolescenza i ragazzi vengono accompagnati alla maggiore età, con percorsi volti alla preghiera ma anche e soprattutto al sociale. Tra le varie iniziative, da ricordare quella che ha portato questa comunità a prestare servizio ai terremotati de L'Aquila, portando aiuti concreti di vario tipo, come anche l'annuale sostegno al Centro di aiuto alla vita. Dalla maggiore età si passa quindi ai più piccoli, «coloro che formeranno la società di domani e sui quali vale la pena più di ogni altro, investire tempo e risorse. Il progetto catechesi del Buon Pastore - spiega il parroco - è un percorso che coinvolge i bambini dai tre anni, su cui la Diocesi di Roma punta molto, per introdurli nel mondo della fede cristiana». Una sorta di catechesi post battesimale per la quale viene utilizzato il metodo Montessori. «Raccontiamo la Bibbia con un linguaggio che ai bambini piace e che suscita in loro un impegno spontaneo nel comprendere i suoi messaggi». L'attenzione per tutte le fasce sociali e di età, genera ovviamente una grande partecipazione tra i parrocchiani che trova la sua più evidente manifestazione nel volontariato e nelle attività caritatevoli. Molte delle quali rivolte all'assistenza medica e al sostegno domiciliare degli anziani, ma anche alle famiglie. Alcuni volontari, infatti, con il progetto Cei «8x1000 Quartieri Solidali» si fanno portavoce delle esigenze degli abitanti del quartiere «caso per caso e casa per casa. Si crea - conclude don Claudio - una rete di comunicazione per aiutarsi l'un l'altro».

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