Roma Capitale

Siamo sotto attacco e senza regole certe

Per l’Assobar, associazione che ha più di 70 anni e riunisce circa 2.150 tra bar ed esercizi pubblici, la "chiamata in piazza" di questa mattina ha un significato preciso: «Farsi ascoltare, visto...

Per l’Assobar, associazione che ha più di 70 anni e riunisce circa 2.150 tra bar ed esercizi pubblici, la "chiamata in piazza" di questa mattina ha un significato preciso: «Farsi ascoltare, visto che nelle sedi opportune non ci è stato permesso». Nicola Gaudenzino (Presidente Assobar), perché l'amministrazione dovrebbe farvi sedere al tavolo visto che non siete tra le associazioni firmatarie del contratto nazionale? «Perché è facile ascoltare sempre e solo Confcommercio e Confesercenti lasciando da parte associazioni di categoria non solo storiche ma che alla conta, reale rappresentano migliaia di esercizi pubblici. Le chiedo io, invece, perché le nostre proposte dovrebbero valere meno delle loro?» Che proposte avete sui piani di massima occupabilità? «Ci rendiamo conto che se un tavolino crea intralcio al passaggio di un pedone o ad una macchina, va tolto. Ma sono casi limiti. L’amministrazione sta togliendo tavoli ad esercizi storici della capitale che andrebbero premiati e non penalizzati perché la loro presenza crea valore aggiunto al turismo. Vada a vedere l’assessore Leonori chi si siede ai tavolini di un locale in piazza del Pantheon, il 90 per cento sono turisti». Dunque, le proposte? «I piani devono essere studiati uno ad uno. Le proposte vogliamo farle al tavolo quando qualcuno si degnerà di ascoltarci. Sono dieci anni che la materia viene discussa, un anno ci dicono che dobbiamo mettere le borchie per terra, un altro che possiamo mettere gli ombrelloni, un altro i pannelli laterali, poi invece ce li fanno togliere perché la Sovrintendenza non li vuole. Intanto gli imprenditori hanno speso dei soldi per adeguarsi a questi cambiamenti, chi li risarcisce? Vogliamo chiarezza e certezza delle regole, non siamo guerrafondai». Ci saranno politici in piazza a sostenervi? «Non ci saranno slogan, bandiere o altro per quanto ci riguarda. I politici, di destra e di sinistra, non sono i benvenuti oggi perché questa non deve essere una passerella per loro ma un’occasione per far sentire la voce di chi rischia di perdere impresa, lavoro e soprattutto dignità». Difficile, però, descrivervi come una categoria che rischia l’impoverimento? (Sorride). «Forse c’è rimasto qualche esercente che non ha problemi economici, ma le assicuro che sono la minoranza. C'è una crisi senza precedenti anche per il nostro settore, continuiamo a pagare tasse che aumentano ogni anno e ciò nonostante offriamo gli stessi servizi di sempre, alla città e al turismo». Quali, ad esempio? «Noi siamo bagni pubblici. Chiunque entra nei nostri locali può andare in bagno, ma poi l’acqua, la pulizia, gli eventuali danni che si creano alle strutture, li paghiamo noi e non abbiamo mai chiesto nulla all’amministrazione in cambio. Senza contare il servizio che facciamo ai turisti, sedersi ai tavolini per poter ammirare le bellezze di Roma è o non è un servizio?» Ma la Sovrintendenza dice che i vostri ombrelloni oscurano la visibilità dei monumenti... «Ma per favore...la Sovrintendenza dovrebbe piuttosto occuparsi dei chioschi scempio davanti San Pietro, degli abusivi che vendono merce di ogni genere sui marciapiedi, dei palazzi del centro storico dove sono stati fatti degli abusi. Perché non si affrontano prima i veri problemi della città?» A proposito di abusivi, da domani ( sabato 1 marzo, ndr ) gli esercenti che non si adegueranno ai piani saranno di fatto degli abusivi, cosa ne pensa? «Un'assurdità. Paghiamo le tasse, l’occupazione di suolo pubblico, abbiamo tavoli regolarmente rilasciati dall'amministrazione. Piuttosto mi chiedo, cosa stanno facendo Comune e I Municipio contro gli abusivi veri? Ci sono decine di locali ai quali sono stati tolti i tavoli e che li hanno rimessi senza problemi continuando a far sedere i clienti. Perché si tollerano certe situazioni e si vanno invece a colpire esercenti regolari?» Q uesta manifestazione riuscirà se... «Se il Campidoglio ci ascolterà e accetterà di ridiscutere la materia anche insieme ad altre associazioni che non siano solo Confcommercio e Confesercenti». Alla fine anche la Confesercenti ha accettato di scendere in piazza oggi, cosa ne pensa? «Ha fatto bene, più siamo e più contiamo. La cosa peggiore che possiamo fare è dare l’immagine di una categoria disunita. Gli interessi sono comuni e sono quelli di difendere le nostre imprese da tagli ai tavoli indiscriminati. In piazza oggi ci saranno gli imprenditori, ma soprattutto i dipendenti che rischiano di trovarsi già da domani mattina, in mezzo ad una strada».

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