Roma Capitale

I locali sono una risorsa non un problema

Hanno manifestato prima di Natale ottenendo dall’amministrazione una proroga di 60 giorni per l’applicazione dei piani di massima occupabilità, ora gli esercenti tornano in piazza. Presidente Fabio...

Hanno manifestato prima di Natale ottenendo dall’amministrazione una proroga di 60 giorni per l’applicazione dei piani di massima occupabilità, ora gli esercenti tornano in piazza. Presidente Fabio Mina (Lupe Roma), ma dopo la proroga cos’altro volete? «Semplice. Nel protocollo che avevamo firmato la scorsa volta con l’amministrazione c’era scritto che in questi due mesi si sarebbe dato il via ad una serie di incontri per discutere dei piani ed elaborare eventuali proposte alternative. Ebbene, non solo noi siamo stati allontanati dal tavolo nonostante fossimo tra i firmatari di quell’accordo, ma da parte dell’amministrazione non è stato fatto nulla». L’assessore al Commercio Leonori sostiene il contrario... «Mi dispiace per l’assessore ma vorrei proprio avere il piacere di confrontarmi con lei su questo punto, visto che fino ad oggi mi è stato impedito nonostante le numerose richieste di incontro...» Ma lei davvero pensa che possiate andare avanti di proroga in proroga? Perché i pmo non dovrebbero essere applicati? «Non siamo favorevoli ad un regime di proroga permanente, siamo i primi a chiedere certezze. La delibera che istituisce i piani risale a più di dieci anni fa, nel frattempo gli imprenditori hanno fatto investimenti, acquistato locali con spazi all'aperto, assunto personale. Perché di tutto questo non si vuole tenere conto?» Quindi voi sostenete che quei piani non sono più applicabili? «Non fatti in quel modo. Siamo nel pieno di una crisi devastante. Azzerare, dimezzare o comunque ridurre drasticamente i tavolini all’aperto, significa dare un colpo in molti casi mortale a tante aziende del settore con la conseguenza di mettere per strada migliaia di dipendenti». È innegabile, però, che in tutti questi anni molti esercenti si sono approfittati della mancanza di regole certe, aumentando arbitrariamente il loro spazio all’aperto... «Nessuno sta difendendo gli abusivi, chi ha fatto questo deve essere punito secondo le norme. Noi difendiamo le occupazioni regolarmente concesse e pagate all'amministrazione che quando ha deciso di regolamentare il settore è intervenuta con tagli, a nostro parere, eccessivi e penalizzanti». Mi fa un esempio? «Gliene faccio due. Piazza Santa Cecilia, completamente pedonalizzata, c’è un solo locale che sta lì da sempre. È stata fatta piano zero, ma che fastidio danno quei tavolini? Altro esempio, via Galvani. Una strada larghissima dove passano comodamente due autobus affiancati e non ci sono occupazioni che invadono la sede stradale, anche questa piano zero. Siamo sicuri che non c’è un modo per lasciare i tavoli e consentire il passaggio dei pedoni?» Quanto vale un tavolo all'aperto in centro storico? «Il problema non è vedere il valore del singolo tavolino ma quanto incide sul fatturato dell’azienda. Le posso dire che da una primissima valutazione fatta da un nostro perito per un esercizio del Pantheon, i tavoli esterni rappresentano circa l’80 per cento del fatturato aziendale. Il taglio ai tavoli già deciso per quel locale comporterà un fatturato 2014 in calo di circa mezzo milione di euro rispetto al 2013 e dunque quell'esercente dovrà licenziare otto dipendenti perché i costi da lui sostenuti non calano certo con la diminuzione dei tavolini». Qual è la vostra proposta? «Vorremo che si smettesse di considerare l’esercente come un problema e una risorsa. Dal punto di vista pratico, crediamo che vada fissato un fitto calendario di lavori per esaminare tutti i piani prevedendo, ad esempio, delle deroghe al codice della strada, fermo restando il rispetto delle esigenze di sicurezza come il passaggio dei mezzi di soccorso». Cosa volete ottenere oggi con la piazza? «Intanto preme sottolineare che la manifestazione l'hanno voluta i nostri associati che da domani saranno considerati abusivi come quelli che il titolo per occupare non ce l’hanno e non si sono mai preoccupati di averlo. Chiediamo una proroga di sei mesi e la possibilità di dialogare in modo proficuo con l’amministrazione». Dietro la Lupe c’è la famiglia Bernabei. Come difende l’associazione dall’ "accusa" che vi viene spesso rivolta di essere portatrice degli interessi di questi imprenditori? «Mi sembra che tutti i leader delle associazioni di categoria siano imprenditori ben radicati sul territorio, come è normale che sia. Facciamo fatica a capire il senso di quest'accusa anche perché non abbiamo mai nascosto che i Bernabei siano promotori dell’associazione. Associamo circa 400 esercizi del centro storico e forse il 10 per cento di loro è cliente Bernabei e lo era già da prima».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.