Roma Capitale

Trasporti, rifiuti, edilizia scolastica. Ecco cosa si rischia senza il salva-Roma

Il primo effetto della decadenza del Salva Roma, se non dovesse arrivare un decreto sostitutivo, è quello di rendere nullo il bilancio 2013 e dunque il commissariamento «d’ufficio» del sindaco e della giunta capitolina. Ma l’effetto collaterale più drammatico si avrebbe sul bilancio 2014, ancora in fase di definizione e tecnicamente quasi impossibile da realizzare. Questa circostanza costringerebbe l’amministrazione centrale e dei 15 municipi ad operare in dodicesimi (azione peraltro già svolta praticamente per l’intero 2013), ovvero a spendere mensilmente un dodicesimo del bilancio annuale. Il capitolo investimenti si ridurrebbe a zero, i trasporti pubblici si ritroverebbero con taglio improvviso delle risorse pari al 20 per cento, stessa percentuale per pulizia e raccolta rifiuti. I fondi per l’edilizia scolastica, cultura, manutenzione del verde già partono praticamente da zero, in assenza di nuove risorse si arriverebbe alla paralisi. L’aumento delle tasse locali, Irpef e Tasi in primis, scatterebbe praticamente in automatico. Nel Salva Roma, è bene precisare, il governo non verderebbe fondi "nuovi" al Campidoglio ma circa quattrocento milioni di euro, accantonati nel 2008, nel piano di rientro del debito capitolino (circa 12 miliardi di euro). Risorse che, come prevedeva il decreto, si sarebbero "stornate" sulla spesa corrente. I soldi insomma sono sempre dei romani.

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