Chiederanno al Comune un risarcimento danni di milioni di euro per quella che si preannuncia la prima azione collettiva fatta a Roma, che ha come oggetto il taglio ai tavolini all’aperto. Sempre che riuscirà, si intende. La Lupe Roma tenta il bis dopo la class action contro l’ordinanza anti alcol che vinse nell’era Alemanno. Quella volta non chiese, però, i danni, e l’amministrazione fu condannata «soltanto» a cancellare l’ordinanza che vietava di consumare alcolici per strada dopo le 23. Ora, invece, l’associazione che conta all’attivo più di 350 tra ristoratori ed esercenti del centro storico, vuole tentare il colpaccio, riproponendo una azione collettiva alla quale, sembra, abbiano aderito già un centinaio di associati. Tutto è ancora da scrivere ma l’idea c'è ed è piuttosto chiara. Secondo la Lupe, infatti, a prescindere dalla legittimità o meno dei piani di massima occupabilità, approvati da Comune e Municipio dal 2003 ad oggi, i tagli e in qualche caso l'eliminazione dei tavoli all'aperto hanno creato un danno agli esercenti che in questi anni hanno acquistato locali di un determinato valore economico, fatto investimenti, assunto personale contando anche e soprattutto sulla possibilità di fare sedere gente fuori dal locale. Considerato che, sempre secondo i calcoli dell'associazione di categoria, i tavoli all'aperto di un locale in centro storico rappresentano tra l'80 e il 90 per cento del fatturato, si fa presto a calcolare il danno. L'amministrazione, dunque, con tutti i se i forse del caso, si potrebbe trovare tra qualche anno costretta a versare una cifra considerevole per risarcire chi ha perso la risorsa dei tavolini. Intanto, però, sembra decisa a chiudere la porta alle associazioni sulla questione piani di massima occupabilità. Anche ieri l'assessore al commercio Marta Leonori è tornata a ripetere che la proroga dei 60 giorni è stata data e altre non ne saranno concesse. Da sabato primo marzo gli esercenti dovranno mettersi in regola con i nuovi limiti alla propria occupazione di suolo pubblico, pena la sanzione e poi la chiusura del locale. La Lupe non ci sta e promette di portare in piazza venerdì 28 migliaia di persone. «Torno a ripetere – dice il presidente Fabio Mina – che noi le proposte ce l'avevamo ma al tavolo non ci hanno voluti. Faccio adesso appello a tutte le altre associazioni di unirsi a noi per una causa comune, quella di salvaguardare il futuro delle nostre aziende». All'appello risponde Nicola Gaudenzino, presidente di Assobar: «Noi saremo in piazza con i nostri associati. Purtroppo non abbiamo potuto portare le nostre proposte ai tavoli amministrativi perché non siamo stati chiamati a partecipare. Ci preme sottolineare che stiamo lottando per tenere aperte le nostre aziende e non essere costretti a licenziare». Fabio Spada, presidente Fipe-Confcommercio, si tiene invece al momento alla larga dalla piazza. «Quando leggeremo l'appello di Mina valuteremo cosa fare insieme al nostro direttivo». Quanto all'assessore Leonori, che ha dichiarato di non aver visto arrivare alcuna proposta alternativa al tavolo aperto con gli esercenti, Spada risponde:«Mi dispiace molto sentir dire questo. Noi abbiamo inoltrato le criticità rilevate dai nostri associati, come ci era stato chiesto, agli uffici del I Municipio perché lì c'è il tavolo tecnico e non all'assessorato al commercio, anche se pensiamo sia solo una piccola apertura nei confronti della categoria». Sta valutando di scendere o no in piazza la Confesercenti con il presidente Valter Giammaria che si augura, comunque, «che la manifestazione della Lupe abbia un grande successo». Stesso augurio che gli fa Guido Campopiano, presidente First (Federazione Inter Regionale Somministrazione Turismo) – Confartigianato, convinto che l’adesione in piazza sarà massiccia ma non disposto ad andare «per non mettere il cappello ad un’iniziativa che non porta la mia firma». Campopiano ha comunque detto ai suoi associati di sentirsi liberi di andare a manifestare. Parla, invece, di stato di agitazione della categoria Claudio Pica, presidente dell'associazione bar e gelaterie, passata in Confesercenti: «La piazza? Stiamo chiedendo ai nostri associati cosa ne pensano». Partecipazione sicura, infine, per il sindacato Cobas Lavoratori del centro storico: «Quella della Lupe è un'iniziativa che deve coinvolgere anche noi per la sopravvivenza del nostro posto di lavoro la cui esistenza è messa a rischio da questa amministrazione».
Taglio dei tavoli all’aperto, via alla class action
Gli esercenti chiedono milioni di risarcimento danni: lottiamo per mantenere i posti di lavoro
