Roma Capitale

All’Ipa stipendi d’oro e spese «pazze»

In bilancio cinquemila euro per un condizionatore e 31 mila euro per le porte automatiche

L’Ipa torna nell’occhio del ciclone. I tagli paventati al salario accessorio dei dipendenti di Roma Capitale, infatti, hanno rimesso al centro della polemica i lauti compensi che il direttore generale e il presidente dell’Istituto di Previdenza e Assistenza (a cui sono iscritti il 90% dei lavoratori comunali) si sono autodeterminati al termine del commissariamento dello scorso anno. E che sono ancora lì, intatti. In questi giorni i dipendenti dell’istituto hanno chiesto ai consiglieri di amministrazione di rimettere in discussione i compensi dei due vertici, visto che la recente modifica dello statuto allontana i poteri del sindaco di Roma Capitale da qualsiasi voce in capitolo nella gestione. E ne è nata una guerra senza esclusione di colpi. Dito puntato, in particolare, verso il dg Andrea De Simone, ex sindacalista Cisl, che a ottobre 2012 stipulò un contratto da 137.225 euro l’anno, nonostante nel suo curriculum vitae non vi fossero tracce di titoli ed esperienza idonee al ruolo di dirigente. Già una volta sotto il fuoco incrociato delle polemiche, su consiglio dell’ex sindaco Alemanno, De Simone rinunciò al suo stipendio da impiegato ordinario in Campidoglio (circa 20mila euro netti l’anno). Ben altro curriculum per Giancarlo Fontanelli, ex dirigente Uil ma soprattutto per diversi anni alto dirigente dell’Inps e di altri istituti di previdenza: l’attuale presidente dell’Ipa, tuttavia, percepisce circa 85mila euro mensili, che somma ad una più lauta pensione. Curioso che la determina n. 58 del 17 maggio 2013, con la quale si accantonavano i fondi per il suo compenso, porti la sua stessa firma, e che nella stessa non fece mancare di corrispondersi ulteriori 5.383 euro come arretrato per il periodo di lavoro dal 1.05.2013 al 19.05.2013 (giorno di festa compreso). Mentre i consiglieri di amministrazione (al contrario dei periodi di "vacche grasse" pre-commissariamento) percepiscono 30 euro a seduta, una volta a settimana, quello che ha fatto ribollire il sangue a molti dipendenti è che le retribuzioni dei due dirigenti sarebbero basate sul D. Lgs 267/2000 che può essere applicato negli Enti pubblici, cosa che dovrebbe non essere del tutto compatibile con la "dichiarazione d’indipendenza" dell’agosto scorso e la nuova identità privata dell’istituto. Spese per i compensi in quest’ultimo anno, ma anche spese per consulenze e molto altro. È datata 13 maggio 2013 la determina con la quale si autorizzava una spesa di 4730 euro più iva (circa 5700 euro) per «fornitura e posa in opera di un impianto di condizionamento nella direzione dell’Ipa di via Francesco Negri 11», nulla a confronto dei 31.097 euro spesi qualche giorno prima per l’istallazione di porte automatiche nelle due sedi dell’istituto. In generale, sono almeno 7-8 anni che puntualmente l’istituto finisce nella bufera. Prima del commissariamento, ci fu uno scandalo per i super compensi oltre i 100mila euro annui autodeterminati dei presidenti e dei consiglieri d’amministrazione già nel 2007. Per non parlare del dramma delle «buste paga zero», del 2009: ben 3000 casi in cui i lavoratori in debito si videro scalare l’intero importo dello stipendio, finendo così sul lastrico.

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