Roma Capitale

Così la cricca di Malagrotta truffava i Comuni

Da Albano ad Ardea lasciati senza servizio. Landi conferma: avremmo dovuto restituire i soldi

I comuni erano regolarmente truffati. Pagavano un servizio che non avevano. Lo ammette lo stesso Bruno Landi, ex presidente della Regione e braccio destro di Manlio Cerroni, nel suo interrogatorio di garanzia: «Io lo sapevo e lo sapeva pure Francesco Rando, che c’era questo problema che dovevamo dare indietro i soldi ai comuni, tant’è vero che io consigliai di farlo, ma con un piano di rientro, piano piano, perché altrimenti andavamo in rovina». Albano Laziale, Ardea, Ariccia, Castel Gandolfo, Genzano, Lanuvio, Marino, Nemi, Pomezia e Rocca di Papa sborsavano quattrini inutilmente. I rifiuti urbani, secondo appalto, sarebbero dovuti diventare Cdr (Combustibile da rifiuto) e finire nei termovalorizzatori. Ma così non era. E così, i rifiuti speciali finivano direttamente nella discarica di Malagrotta. L’ammissione di Landi segna un punto fondamentale nell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliare 7 persone il 9 gennaio scorso: il patron di Malagrotta, lo stesso Landi, i dirigenti regionali Luca Fegatelli e Raniero De Filippis, Francesco Rando, amministratore della discarica, Piero Giovi, Giuseppe Sicignano. Lo stesso Landi, infatti, dimostra come le ricostruzioni investigative del procuratore capo Giuseppe Pignatone e dei sostituti Alberto Galanti, Maria Cristina Palaia e Simona Maisto posano su basi solidissime. Ma le ammissioni sono giunte anche dallo stesso Cerroni, che nel suo interrogatorio, dopo aver cercato di negare, afferma di avere saputo di questa problematica. Il sovrapprezzo Gli atti d’indagine, comunque, sono abbastanza eloquenti, al riguardo. C’è, per esempio, un’intercettazione del 21 gennaio 2011 fra Rando (amministratore di Malagrotta) e la segretaria Italia Magnante. Riassumono gli investigatori: «Rando dice di aver commesso un errore nell’aver calcolato il sovraprezzo per la termodistruzione a tutti i rifiuti, poiché va calcolata solo su quella effettivamente conferita, quindi le fatture emesse vanno un attimino riviste e l’importo da oltre 2 milioni di euro passa a 600mila totali». Ciò che emerge, dunque, è che in realtà l’azienda avrebbe dovuto restituire alle amministrazioni comunali ben 1 milione 400mila euro, cosa che nei fatti non avviene. La paura di Rando Ma ancor più preoccupante è la telefonate tra Landi e Francesco Zadotti, vicino a Cerroni. «Nel corso dei lavori di revisione contabile - annotano gli investigatori - e prima di addivenire alla posizione di credito nei confronti dei comuni, spicca la personalità del Landi, il quale, informato della problematica, non condivide l’idea di restituire i soldi indebitamente percepiti ai comuni affermando che una simile mossa destabilizzerebbe l’intero sistema lasciando intendere che tali nefaste incongruenze vengono perpetrate anche altrove. Sia lui che il suo interlocutore Franco Zadotti convengono sul fatto che Rando sta avendo molta paura». «Posso dire una cosa? - dice Zadotti - Quella della restituzione delle cose mi sembra una gran cazzata». «Ecco – interviene Landi – io ti volevo dire che…una restituzione fatta contestualmente per quella cifra rischia di destabilizzare l’intero sistema (…) la cosa va fatta con la gradualità necessaria, non con la capoccia di legno». «Anche perché - ribatte Zadotti - lui (Rando, ndr) vuole fare con tutta questa fretta in vista dell’altro…per cui…». «Lui - spiega l’ex governatore - sta morendo…lui sta morendo di paura (…) diciamo che ha delle difficoltà intestinali». Truffa da 10 milioni Intercettazioni a parte, le consulenze tecniche dei periti della Procura hanno fatto il resto, dimostrando ampiamente la truffa ai danni dei comuni nonché la decisione, unilaterale, di aumentare a proprio piacimento le tariffe. Scrivono i magistrati nel capo d’imputazione, che la "cricca" aveva indotto in errore le amministrazioni comunali, «conseguendo nel periodo dal 2006 al 2012 un ingiusto profitto patrimoniale pari a euro 10 milioni 900mila 910 euro, di cui 4 milioni 902mila 507 euro per il minor avviamento del termovalorizzatore e 5 milioni 998mila 403 euro per aumento unilaterale della tariffa di avviamento alla termovalorizzazione. Con l’aggravante di aver cagionato un danno economico di rilevante gravità».

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