Roma Capitale

Liste d’attesa sempre più lunghe

Non decolla il Piano di abbattimento dei tempi per esami e visite

Anno nuovo e file vecchie negli ospedali e nei poliambulatori della provincia romana. Nonostante l'entrata in vigore, da capodanno, dell'annunciato Piano regionale per l'abbattimento delle liste d'attesa, che promette di ripristinare il rispetto dei tempi di legge secondo classi di priorità (urgente con esami entro 72 ore, breve entro 10 giorni e differibile entro 30 giorni le visite e 60 gli accertamenti) nell'hinterland la coda per ora è sempre la stessa. Secondo i nuovi dati sfornati dal Recup regionale, infatti, occorre un anno d'attesa per potersi sottoporre ad un ecodoppler degli arti a Capena. E se al poliambulatorio di Via Tiberina il nuovo calendario già non basta più (anche per l'ecodoppler dei tronchi sovraortici si devono attendere ben 265 giorni, 5 in più dell'ospedale di Bracciano), pure le agende delle altre strutture sanitarie della provincia sono già belle piene. La seconda maglia nera va al nosocomio braccianese, che fa attendere ben 9 mesi per un'ecografia dell'addome (272 giorni). Per quella del capo e del collo, invece, ci sono da aspettare più di 7 mesi all'ospedale di Palestrina (218 giorni). Ma anche 6 mesi di code per un appuntamento col fisiatra a Colleferro (178 giorni) e per l'esame dell'esofago all'ospedale di Albano (177). Oltre 5 mesi per una mammografia a Tivoli (160 giorni) e per ottenere una visita dall'urologo a Ladispoli (149). E non meno di 4 mesi di fila per un'ecografia ostetrica (121 giorni) o per una visita dal ginecologo (131) al poliambulatorio di Nettuno. All'ospedale di Monterotondo, invece, si tira il fiato: 3 mesi per fare una spirometria, stessa attesa per effettuare un elettrocardiogramma dinamico a Tivoli (108 giorni) o una visita dall'ortopedico (100) ad Ardea, che fa battere il cuore per l'attesa anche per fissare un appuntamento col cardiologo (94). In attesa degli annunciati effetti del nuovo piano che, oltre alle agende delle prestazioni erogate dalle strutture pubbliche, farà gestire al sistema Recup anche quelle delle aziende accreditate fino a un massimo del 60% di quelle prodotte quotidianamente, per ora crescono solo le liste. «Le Tac o risonanze magnetiche - prescrive il piano regionale - dovranno rimanere in funzione per 12 ore al giorno». Ma nessuno dei 6 ospedali della più estesa Asl del Lazio, la Rm G, è dotato di risonanza magnetica. «A Subiaco, da oltre 3 mesi, non c'è neanche più la Tac, con i degenti costretti ad andirivieni in ambulanza da cento chilometri a Tivoli o Colleferro e le liste d'attesa chiuse, come per gli appuntamenti negli ambulatori di neurochirurgia, ematologia, pediatria e mammografia sospesi da mesi» dice Antonio Lollobrigida del Tribunale per i diritti del malato.

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