«Nella mia parrocchia ho voluto ricreare un piccolo Carmelo, un luogo di preghiera costante, dove ogni giorno con orari accessibili a tutti, viene celebrata la Messa e vengono accolti i fedeli». Padre Lucio Maria Zappatore da circa 14 anni è parroco di S. Maria Regina Mundi a Torrespaccata. Il Carmelo è un monte della Palestina dove nel 1200 circa, sull’esempio del profeta Elia, nacque l’ordine dei Carmelitani. Proprio ai padri Carmelitani oggi è affidata la reggenza della parrocchia. Un aneddoto lega padre Lucio e Giovanni Paolo II. Wojtyla, fin da giovanissimo, era devoto alla Madonna del Carmine, motivo per cui, sotto l’abito talare, «vicino al cuore» portava sempre il cosiddetto «Scapolare del Carmine». Una striscia di stoffa dell’abito dei Carmelitani che il Pontefice aveva sempre con se, celato però dalla sua veste. C’è voluta l’insistenza del caparbio padre Lucio perché il Papa si facesse fotografare con lo scapolare scoperto, ottenendone poi, dopo la sua morte, uno dei tanti indossati da quest'ultimo, ora conservato come reliquia. Ma il rapporto tra Papa Wojtyla e il parroco non si esaurisce alla comune devozione. L’espressione «damose da fa, semo romani», è talmente nota da esser considerata uno slogan; ebbene a suggerirla a Giovanni Paolo II, fu proprio padre Lucio, tra le altre cose anche poeta romanesco che, come illustri «predecessori» (vedi Belli e Trilussa) racconta in rima e perché no, in chiave ironica, le vicende dei vari pontefici. Ecco un breve estratto di una delle sue rime: «Io quanno che so’ sbronzo vedo doppio: du seggiole, du frati,.. che voi fa... ma stavorta potevo restà stroppio: nun ho visto du’ papi a chiacchierà?». E effettivamente nel vedere discorrere Papa Benedetto e Papa Francesco, in molti avranno la stessa sensazione... Ma la vena artistica di questo attivissimo sacerdote va oltre la poesia: «i piccoli Cantori di Torrespaccata» sono il vero orgoglio della parrocchia. Quest’ultima è infatti l’unica in tutta Roma, ad avere il coro dei bambini iscritto alla Federazione internazionale dei «Pueri Cantores». All’interno della chiesa, infine, è possibile ammirare la scultura che riproduce il corpo di Gesù così come era avvolto nella Sacra Sindone (ne esistono solo 5 in tutto il mondo e l'autore dell'opera a suo tempo distrusse il calco) e, fino al 2 febbraio, una delle più grandi collezioni di presepi internazionali, quasi 600 riproduzioni di ogni forma e dimensione, provenienti dai 5 continenti. Tuttavia le attività di una parrocchia vertono soprattutto intorno alle caratteristiche di un territorio. Quelle di Torrespaccata parlano di una periferia particolare che lo stesso parroco definisce «residenziale e popolare» allo stesso tempo. Questo perché circa 50 anni fa («per volere di Amintore Fanfani») si scelse di realizzare palazzine di due o tre piani, con cortili al loro interno, che conferivano a un quartiere appunto popolare, un aspetto più residenziale. «Gli abitanti di questo quartiere - afferma il parroco - sono nati, cresciuti e invecchiati tutti insieme». Vien da sé quindi, che, in mancanza di un ricambio generazionale, la presenza di anziani è il tratto distintivo della zona. Motivo per cui, una buona parte delle attività di carità della parrocchia sono incentrate sulla solitudine di queste persone. Spiega padre Lucio con la sua consueta ironia: «Una volta qui, come nella maggior parte delle periferie romane, c’era il problema della droga. Oggi questo problema non c’è più, per il semplice fatto che non ci sono più neanche i giovani».
Quel profondo legame con Wojtyla
L’importanza di arte e cultura nella chiesa affidata ai carmelitani
